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Mai pių paura di volare: intervista a Luca Evangelisti
Wednesday 23 April 2008

copertina_libro_mini.jpg E' in dirittura di arrivo nelle librerie il primo libro di Luca Evangelisti: “Mai più paura di volare”, interamente incentrato sull'analisi dell'aerofobia, la paura di volare, e che offre consigli pratici per smettere di aver paura di salire su un aereo e vivere serenamente l'esperienza del volo. Il libro, edito da Kowalski-Feltrinelli, sarà in libreria il 28 maggio, ha avuto una tiratura iniziale di diecimila copie ed è già andato esaurito nelle ordinazioni, tanto da lasciar immaginare che sarà necessaria una nuova ristampa. Un traguardo degno dei migliori best seller. IlVolo.it propone in anteprima nazionale una presentazione del libro e una chiacchierata con Luca, che all'interno del nostro forum gestisce un area dedicata a chi ha paura di volare.
Luca Evangelisti da sempre si occupa del trattamento dei disturbi d'ansia e, nello specifico, da
numerosi anni riveste l’incarico di Responsabile del corso “Voglia di Volare” di Alitalia, trattando sul campo numerosissime persone che soffrono di aerofobia e ottenendo ottimi risultati. Il libro, figlio di questa esperienza consolidata nel tempo e nella pratica, offre al lettore sia una cornice di riferimento del problema scientifica ma esposta in maniera assolutamente comprensibile, sia delle indicazioni concrete ed immediate che possano permettere, da subito, di migliorare il proprio rapporto con l’aereo.

 

 

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   Luca Evangelisti è il responsabile del corso voglia di Volare Alitalia

 

Grazie a questo libro si avrà un supporto estremamente utile e concreto per superare questo tipo di paura.

Diamo un po' di numeri. In Italia oltre il 50% delle persone ha dei problemi legati alla paura di volare (dal semplice disagio al puro terrore), una quota simile a quella degli altri paesi industrializzati che registrano mediamente una percentuale vicina al 50%. Questo significa che oltre la metà di noi ha paura di usare uno dei principali sistemi di trasporto di massa, con una serie di problematiche che si ripercuotono, anche drammaticamente, sulle nostre vite private o professionali. Combattere la paura di volare è possibile, lo dimostrano i lusinghieri risultati del corso Voglia di Volare, che dal 1997 ha trattato migliaia di passeggeri, il 90% dei quali oggi vola regolarmente e più sereno.

In questo articolo abbiamo il piacere e l'onore di incontrare Luca Evangelisti, che ci concede in anteprima nazionale di presentare al pubblico questo attesissimo libro


 
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  Luca Evangelisti


  • Luca come è nata l’idea di scrivere “Mai più paura di volare”?

    Era da un po’ di tempo che mi ronzava in testa l’idea di raccogliere tutte le esperienze maturate in questi anni. Voglia di volare è nata 11 anni fa e la mole di dati e di ricerche che ha accumulato è impressionante. Più di 2500 paurosi del volo hanno compilato questionari, raccontato le loro esperienze nei più piccoli dettagli e la maggior parte di loro è riuscita a tornare a volare serena. Ad oggi, Voglia di volare, è il più significativo punto di riferimento per la fobia del volo in Italia. Non c’è nessuno che possa vantare un’ esperienza maggiormente profonda di noi in questo specifico problema. Ed era un peccato non raccogliere questa esperienza per stimolare un dibattito scientifico sul tema. Avevo già raccolto un po’ le idee e, come succede nei romanzi americani, l’estate dell’anno scorso è arrivata la telefonata di Daniela De Rosa di Kovalski-Feltrinelli che mi proponeva di tradurre in un libro il corso e tutte le strategie di cui disponevamo per combattere la fobia del volo. Inutile dire che la cosa mi ha parecchio entusiasmato. Quello che ne è uscito fuori è questo libro.


  • Chi ha paura di volare?

    E’ difficile rispondere a questa domanda. Lo è perché la paura di volare non si ferma di fronte a nulla ed a nessuno. Può colpire tutti, a qualsiasi età, qualsiasi latitudine, non fa distinzioni di ceto, professionali, o geografiche. I numeri sono elevatissimi: il 53,5% degli Italiani ha paura di volare. In altre nazioni le percentuali sono, più o meno, le stesse. Ed i numeri sono in continuo aumento. Non serve a granché il fatto che l’aereo, negli anni, sia diventato un mezzo di trasporto molto più diffuso. Così come i disturbi d’ansia sono sempre più frequenti, anche l’ansia da volo segue lo stesso trend. Attraverso Voglia di volare abbiamo “schedato” tutti i partecipanti ai nostri seminari ed in questo modo siamo riusciti ad disegnare un identikit del “pauroso del volo “ medio. Pur sapendo che le statistiche presentano anche qualche difetto, possiamo descrivere il “pauroso medio” come: donna, fascia tra i 30 ed i 40 anni, scolarità elevata.


  • L'aereo è il vaso di Pandora? Nella paura di volare riponiamo tutta una serie di disagi e di ansie che conserviamo dentro di noi?

    Non solo nella paura di volare. Tutte le fobie hanno come comune denominatore proprio il fatto di ricoprire il ruolo di vaso di Pandora per angosce ed ansie che fanno riferimento ad altri ambiti della vita. Spesso, soprattutto in momenti di transizione importanti (la nascita di un figlio, la fine delle scuole superiori, un lutto significativo, un avanzamento di carriera), gli equilibri che fino a quel momento avevano funzionato alla grande, improvvisamente non sono più validi. Gli eventi impongono la ricerca di nuovi equilibri che possano gestire le situazioni meglio dei precedenti. E trovare nuovi equilibri, lo sappiamo, genera parecchia angoscia. Non sappiamo se ce la faremo, non siamo certi che saremo all’altezza delle nuove sfide e, in linea di massima, lasciare il vecchio per il nuovo, per “lo sconosciuto” sviluppa sempre una certa dose di ansia. Tutte queste angosce volteggiano minacciose sulla nostra testa fino a trovare un gancio su cui appendersi. E l’aereo è proprio il gancio ideale perché contiene in sé alcune caratteristiche che, oggettivamente, possono dare fastidio: è chiuso, sospeso a diecimila metri di altezza, non si controlla nulla e richiede all’individuo di affidarsi completamente.. Da quel momento in poi, siamo più sereni per la nostra vita ma iniziamo ad aver paura dell’aereo. E la vita improvvisamente cambia…in peggio.

 

  • Il primo capitolo del libro spiega con molta chiarezza il tema delle emozioni ed anche l’ansia che si prova in volo è un emozione. Ma le emozioni sono buone o cattive?

    Le emozioni sono buone, al di là delle sensazioni gradevoli o spiacevoli che suscitano dentro di noi. Soprattutto le emozioni primarie (paura, disgusto, sorpresa, tristezza e rabbia) , non solo sono buone, ma risultano fondamentali al fine di garantirci il miglior adattamento possibile all’ambiente. E’ necessario uscire dalla schematizzazione un po’ primordiale che prevede la suddivisione tra emozioni buone (che sono quelle che ci fanno percepire un certo benessere, tipo l’orgoglio, il piacere, la gioia, eccetera) ed emozioni cattive (che, al contrario, ci costringono a vivere spiacevoli sensazioni come la rabbia, la tristezza, l’ansia, la paura): il pezzetto di informazioni che ogni emozione porta dentro di sé la rende determinante nel favorire il nostro adattamento alla vita di tutti i giorni. Ogni informazione ha dentro di sé, all’interno del suo meccanismo, dei “codici” che, come il DNA ci consentono di decifrare la natura intima del nostro carattere. E conoscere bene la pasta di cui siamo fatti è un requisito indispensabile per permetterci di vivere serenamente.

 

  • Ma è possibile ammortizzare gli effetti negativi delle emozioni dalle quali veniamo colpiti, come la paura o l’ansia?

    Certo, il pallino del discorso è proprio questo. Per molti di noi, le emozioni sono sciagure dalle quali è bene tenersi lontani. Ma più allontaniamo le emozioni, più ci convinciamo di poter star bene soltanto quando le acque sono completamente calme e non c’è neanche una piccola increspatura. In quel modo, prima o poi, finiamo per convincerci dentro di noi che siamo fragili, poco strutturati e che ogni più piccola sensazione può scuoterci come piante esposte alle tempeste più distruttive. Va sempre così. Si parte per volersi proteggere, ci si allontana dalle emozioni ma si finisce, inevitabilmente, per sentirsi peggio di prima e con una percezione di noi come inadeguati e non del tutto forti per poter vivere come gli altri individui. Invece dentro le nostre teste c’è tutto quello che serve per poter stare bene, affrontare le sfide che vogliamo e vivere con un senso di appagamento e di pienezza che ogni essere umano legittimamente persegue. Le emozioni, anche quelle negative, non vanno allontanate proprio perché, al contrario, disponiamo di moltissimi strumenti con cui gestirle. Non abbiamo la necessità di metterci sotto una campana di vetro. Possiamo viverle fino in fondo attutendo gli aspetti più negativi, e tesaurizzando gli insegnamenti che ogni esperienza emotiva porta con sé. E nell’ultimo capitolo del libro sono esposti alcuni dei numerosi metodi che permettono di tenere a bada l’ansia da volo e di attenuarla a livelli tranquillamente gestibili o sbarazzarsene definitivamente.

  • La paura come percezione del pericolo, quasi uno spirito di sopravvivenza; un'eredità ancestrale che intatta giunge a noi attraverso i millenni di evoluzione: l'uomo è pronto a combattere, a resistere e si prepara fisicamente in maniera del tutto involontaria; chi è il nostro avversario nella paura volare? Qual'è la minaccia?

    La paura è l’emozione più antica, sia dal punto di vista filogenetico (è presente in quasi tutti gli organismi viventi più evoluti) che da quello ontogenetico (se provochiamo un forte rumore vicino al pancione di una donna che aspetta un bimbo, potremo rilevare nel feto la secrezione di ormoni – adrenalina e noradrenalina – legati a questa specifica emozione). La paura è un’emozione fondamentale per la nostra esistenza; il meccanismo si attiva ogni volta che percepisce una situazione di minaccia. Non solo si attiva, ma predispone le condizioni psico-fisiologiche ideali per affrontare la minaccia: il cuore va più veloce per aumentare l’irrorazione sanguigna periferica, i polmoni pompano maggiore ossigeno verso i muscoli, la sudorazione provvede a diminuire la temperatura corporea per una prestazione eccellente. Come si vede, è un meccanismo biologico essenziale: senza la percezione del pericolo e senza l’aumento delle risorse psicofisiche ci saremmo estinti già da parecchi anni. L’aerofobia, tuttavia, non fa riferimento ai percorsi della paura ma a quelli dell’ansia. I termini ansia e fobia vengono utilizzati, nella vita quotidiana, come se fossero sinonimi. Indifferentemente utilizziamo ansia e fobia per indicare lo stesso stato di apprensione. In realtà, come spiego nel secondo capitolo, ansia e fobia sono emozioni abbastanza differenti. Possono essere considerate al massimo cugine, ma hanno una fisiologia di innesco del tutto diversa, delle motivazioni diverse e delle implicazioni diverse. Le cause, poi, che le scatenano sono del tutto differenti. Le differenze tra ansia e paura sono la chiave di volta per iniziare a ragionare sulla propria paura di volare.


  • Attenzione” e “azione” paura come frutto razionale di una percezione erronea? Su quali basi leggiamo la situazione?

    Per tantissimi anni, la comunità scientifica ha considerato la percezione come un fenomeno assolutamente oggettivo ed al riparo da qualsiasi interferenza di carattere emotivo. Oggi i dati che abbiamo a disposizione ci hanno portato a vedere la realtà per quello che è effettivamente: la percezione oggettiva non esiste. E’ un autoinganno che coltiviamo dentro di noi per convincerci che la realtà è quella e solo quella che percepiscono i nostri sensi. Non a caso, un paragrafo del libro ha il nome di “percezione ribelle”. La nostra mente è bombardata ogni secondo da migliaia e migliaia di stimoli. Non siamo in grado di elaborarli contemporaneamente tutti ed allora, spesso senza esserne del tutto consapevoli, stiliamo una graduatoria degli stimoli che per noi sono importanti e che, proprio per questo motivo, devono essere codificati più rapidamente, di quelli di cui abbiamo meno bisogno e possono essere codificati in un secondo momento, e degli stimoli di cui possiamo fare tranquillamente a meno. La graduatoria degli stimoli per noi importanti viene stilata dal nostro carattere; se siamo ansiosi tenderemo a percepire prima, in ogni situazione che viviamo, caratteristiche di minaccia. Se siamo depressi vedremo sconfitte ovunque, se siamo ossessivi, l’unica cosa che vedremo intorno a noi sarà disordine. E l’oggettività della percezione va a farsi benedire. Ed allora ne consegue che, chi ha paura di prendere l’aereo, naturalmente ha un carattere di tipo ansioso; tenderà, cioè, a percepire in maniera più pervasiva e frequente, elementi di minaccia e pericolo ovunque. Quindi, sull’aereo, la riduzione dei motori significherà che essi hanno smesso di funzionare, la turbolenza equivarrà ad una ingestibile tempesta ed il viso serio degli assistenti di volo vorrà dire che l’aereo sta precipitando. Ho messo degli esempi a caso, ma pensiamo a quale tipo di implicazione possa avere per chi ha paura di volare, una percezione che si focalizza maggiormente sugli aspetti di minaccia e di pericolo.

  • Nel libro si identifica una certa corresponsabilità del sistema dell'informazione/comunicazione nell'acuire le problematiche relative alla paura di volare; qual'è la strada da seguire? La cronaca su certi avvenimenti è una controindicazione per chi teme di volare?

    Alla base di tutto c’è il nostro carattere ansioso, questo è bene ricordarlo sempre. Come è bene ricordare che, per un’analisi seria, profonda ed efficace della propria ansia da volo i riflettori della nostra indagine devono essere concentrati su di noi, sulla nostra mente e sul nostro carattere. Quello che succede all’esterno è molto meno importante. Continuerò a ripeterlo fino alla noia nel forum, e ovviamente l’ho fatto anche nel libro: la paura di volare è nella testa, non sull’aereo. E’ anche vero, tuttavia, che il mondo dell’informazione non aiuta certo chi viaggia in maniera poco serena. Ogni notizia viene drogata di emotività, di sensazionalismo, radicalizzata e stiracchiata da ogni parte. Il lettore non può rimanere del tutto immune da tutta questa emotività e rischia di cadere nella trappola di pensare che un volo andato a buon fine sia un evento del tutto eccezionale, cosa, evidentemente, del tutto lontana dalla realtà. Sarebbe auspicabile una maggiore obiettività da parte degli organi di stampa, e forse un maggiore approfondimento


  • Qual'è il peso delle domande tecniche e delle conoscenze sui principi di funzionamento dell'aeroplano nella percezione del pericolo di un aerofobico?

    Apparentemente il peso della conoscenza degli aspetti tecnici è molto elevato. Se si chiede ad un aerofobico di cosa ha paura la risposta più immediata sarà: “che l’aereo cada”. Se si va più a fondo si scoprono cose molto interessanti; per gli azzurri (la paura di volare è “gialla” o “azzurra”) l’aereo non cade più se vicino a loro è seduto un Comandante o qualcuno che possa dare loro informazioni tecniche, per i gialli l’aereo è sicuro nel viaggio di ritorno ma in quello di andata sicuramente c’è da qualche parte un pericolo in agguato. Le contraddizioni nel modo di costruire la paura di volare sono lì, davanti agli occhi e, una volta rilevate, esse forniscono informazioni determinanti anche sui percorsi più efficaci per superare il problema. Se è vero che la paura di volare è nella testa ( e sicuramente lo è…) è altrettanto vero che conoscere in maniera più realistica i principi di base di un aereo e la normale fisiologia del volo sicuramente rasserena. Proprio per questo, un intero capitolo del libro, contiene la raccolta delle domande che più frequentemente pone un ansioso del volo sull’aereo (circa 80 domande) e le risposte sono state scritte con l’ausilio del Comandante Colautti (responsabile in Alitalia del Dipartimento Human Factor) e del suo vice, il Comandante Cignoni. Dunque, il peso è elevato ma, alla base di tutto, deve esserci una giusta messa in discussione dei propri percorsi cognitivi ed emotivi; la conoscenza tecnica, se non è inserita all’interno di una cornice di approfondimento individuale, non serve a nulla. Anche le Assistenti di volo possono soffrire della paura di volare, eppure conoscono molto bene “l’ambiente aereo” e il normale svolgersi di un volo di linea.


  • Dopo questo libro, i programmi per il futuro cosa prevedono?

  • La prima idea è quella di trasformare questo libro in un DVD interattivo che, sfruttando le potenzialità offerte dagli studi sull’intelligenza artificiale, possa permettere un approfondimento differente rispetto alle potenzialità percorribili da un libro. Su un DVD se si ha paura di una turbolenza di scia, basta ciccare sul nome e può partire un filmato in cui si vedono le turbolenza di scia e si tocca con mano il fatto che un aereo, in scia appunto, non subisca nessun tipo di conseguenza negativa. Posso far riprodurre l’interno di un aereo per fare in modo che chi soffre di claustrofobia possa conoscere in anticipo gli ambienti nei quali si troverà immerso. Insomma, posso percorrere potenzialità molto più sviluppate. Sto lavorando a questo progetto ed il materiale raccolto è a buon punto ma, scaramanticamente, voglio aspettare di verificare gli esiti di gradimento del libro. Poi ho in mente di scrivere un altro libro su un tema differente, ma di questo, magari, riparliamo in futuro.


Le parole di Luca, e i contenuti del suo libro sono una chiara testimonianza di come la paura di volare sia un ostacolo superabile: numerosi paurosi del volo sono oggi ex paurosi del volo e viaggiano in aereo con serenità.
Mai più paura di volare” è un chiaro punto di riferimento, un sostegno diretto, estremamente pratico ed utile per chi vuole superare la paura di volare, che nel contempo si rivela una lettura piacevole e particolarmente scorrevole, ricca di dettagli che sicuramente cattureranno l'interesse anche dei lettori meno paurosi. Nel ringraziare Luca, per la disponibilità e per l'impegno appassionato, ricordiamo a tutti voi che sul forum de IlVolo.it è possibile iniziare ad affrontare la paura di volare proprio grazie al preziosissimo apporto di Luca e dei nostri professionisti in campo aeronautico.
 
 
 
 
 
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