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E'
in dirittura di arrivo nelle librerie il primo libro di Luca
Evangelisti: “Mai più paura di volare”, interamente
incentrato sull'analisi dell'aerofobia, la paura di volare, e che
offre consigli pratici per smettere di aver paura di salire su un
aereo e vivere serenamente l'esperienza del volo. Il libro, edito da
Kowalski-Feltrinelli, sarà in libreria il 28
maggio, ha avuto una tiratura iniziale di diecimila copie ed è
già andato esaurito nelle ordinazioni, tanto da lasciar
immaginare che sarà necessaria una nuova ristampa. Un
traguardo degno dei migliori best seller. IlVolo.it propone in
anteprima nazionale una presentazione del libro e una chiacchierata
con Luca, che all'interno del nostro forum gestisce un area dedicata
a chi ha paura di volare.
Luca
Evangelisti da sempre si occupa del trattamento dei disturbi d'ansia
e, nello specifico, da numerosi
anni riveste l’incarico di Responsabile del corso “Voglia di
Volare” di Alitalia, trattando sul campo numerosissime persone
che soffrono di aerofobia e ottenendo ottimi risultati. Il libro, figlio
di questa esperienza consolidata nel tempo e nella pratica, offre al
lettore sia una cornice di riferimento del problema scientifica ma
esposta in maniera assolutamente comprensibile, sia delle indicazioni
concrete ed immediate che possano permettere, da subito, di
migliorare il proprio rapporto con l’aereo.
Luca Evangelisti è il responsabile del corso voglia di Volare Alitalia
Grazie
a questo libro si avrà un supporto estremamente utile e
concreto per superare questo tipo di paura.
Diamo
un po' di numeri. In Italia oltre il 50% delle persone ha dei
problemi legati alla paura di volare (dal semplice disagio al puro
terrore), una quota simile a quella degli altri paesi
industrializzati che registrano mediamente una percentuale vicina al
50%. Questo significa che oltre la metà di noi ha paura di
usare uno dei principali sistemi di trasporto di massa, con una serie
di problematiche che si ripercuotono, anche drammaticamente, sulle
nostre vite private o professionali. Combattere la paura di volare è
possibile, lo dimostrano i lusinghieri risultati del corso Voglia di
Volare, che dal 1997 ha trattato migliaia di passeggeri, il 90% dei
quali oggi vola regolarmente e più sereno.
In
questo articolo abbiamo il piacere e l'onore di incontrare Luca
Evangelisti, che ci concede in anteprima nazionale di presentare al
pubblico questo attesissimo libro
Luca Evangelisti
-
Luca
come è nata l’idea di scrivere “Mai più paura di
volare”?
Era
da un po’ di tempo che mi ronzava in testa l’idea di raccogliere
tutte le esperienze maturate in questi anni. Voglia di volare è
nata 11 anni fa e la mole di dati e di ricerche che ha accumulato è
impressionante. Più di 2500 paurosi del volo hanno compilato
questionari, raccontato le loro esperienze nei più piccoli
dettagli e la maggior parte di loro è riuscita a tornare a
volare serena. Ad oggi, Voglia di volare, è il più
significativo punto di riferimento per la fobia del volo in Italia.
Non c’è nessuno che possa vantare un’ esperienza
maggiormente profonda di noi in questo specifico problema. Ed era un peccato non raccogliere questa esperienza per stimolare un dibattito scientifico sul tema. Avevo già
raccolto un po’ le idee e, come succede nei romanzi americani,
l’estate dell’anno scorso è arrivata la telefonata di
Daniela De Rosa di Kovalski-Feltrinelli che mi proponeva di tradurre
in un libro il corso e tutte le strategie di cui disponevamo per
combattere la fobia del volo. Inutile dire che la cosa mi ha
parecchio entusiasmato. Quello che ne è uscito fuori è
questo libro.
- Chi
ha paura di volare?
E’
difficile rispondere a questa domanda. Lo è perché la
paura di volare non si ferma di fronte a nulla ed a nessuno. Può
colpire tutti, a qualsiasi età, qualsiasi latitudine, non fa
distinzioni di ceto, professionali, o geografiche. I numeri sono
elevatissimi: il 53,5% degli Italiani ha paura di volare. In altre
nazioni le percentuali sono, più o meno, le stesse. Ed i
numeri sono in continuo aumento. Non serve a granché il fatto
che l’aereo, negli anni, sia diventato un mezzo di trasporto molto
più diffuso. Così come i disturbi d’ansia sono
sempre più frequenti, anche l’ansia da volo segue lo stesso
trend. Attraverso Voglia di volare abbiamo “schedato” tutti i
partecipanti ai nostri seminari ed in questo modo siamo riusciti ad
disegnare un identikit del “pauroso del volo “ medio. Pur
sapendo che le statistiche presentano anche qualche difetto,
possiamo descrivere il “pauroso medio” come: donna, fascia tra
i 30 ed i 40 anni, scolarità elevata.
- L'aereo
è il vaso di Pandora? Nella paura di volare riponiamo tutta
una serie di disagi e di ansie che conserviamo dentro di noi?
Non
solo nella paura di volare. Tutte le fobie hanno come comune
denominatore proprio il fatto di ricoprire il ruolo di vaso di
Pandora per angosce ed ansie che fanno riferimento ad altri ambiti
della vita. Spesso, soprattutto in momenti di transizione importanti
(la nascita di un figlio, la fine delle scuole superiori, un lutto
significativo, un avanzamento di carriera), gli equilibri che fino a
quel momento avevano funzionato alla grande, improvvisamente non
sono più validi. Gli eventi impongono la ricerca di nuovi
equilibri che possano gestire le situazioni meglio dei precedenti. E
trovare nuovi equilibri, lo sappiamo, genera parecchia angoscia. Non
sappiamo se ce la faremo, non siamo certi che saremo all’altezza
delle nuove sfide e, in linea di massima, lasciare il vecchio per il
nuovo, per “lo sconosciuto” sviluppa sempre una certa dose di
ansia. Tutte queste angosce volteggiano minacciose sulla nostra
testa fino a trovare un gancio su cui appendersi. E l’aereo è
proprio il gancio ideale perché contiene in sé alcune
caratteristiche che, oggettivamente, possono dare fastidio: è
chiuso, sospeso a diecimila metri di altezza, non si controlla nulla
e richiede all’individuo di affidarsi completamente.. Da quel
momento in poi, siamo più sereni per la nostra vita ma
iniziamo ad aver paura dell’aereo. E la vita improvvisamente
cambia…in peggio.
- Il
primo capitolo del libro spiega con molta chiarezza il tema delle
emozioni ed anche l’ansia che si prova in volo è un
emozione. Ma le emozioni sono buone o cattive?
Le
emozioni sono buone, al di là delle sensazioni gradevoli o
spiacevoli che suscitano dentro di noi. Soprattutto le emozioni
primarie (paura, disgusto, sorpresa, tristezza e rabbia) , non solo
sono buone, ma risultano fondamentali al fine di garantirci il
miglior adattamento possibile all’ambiente. E’ necessario uscire
dalla schematizzazione un po’ primordiale che prevede la
suddivisione tra emozioni buone (che sono quelle che ci fanno
percepire un certo benessere, tipo l’orgoglio, il piacere, la
gioia, eccetera) ed emozioni cattive (che, al contrario, ci
costringono a vivere spiacevoli sensazioni come la rabbia, la
tristezza, l’ansia, la paura): il pezzetto di informazioni che
ogni emozione porta dentro di sé la rende determinante nel
favorire il nostro adattamento alla vita di tutti i giorni. Ogni
informazione ha dentro di sé, all’interno del suo
meccanismo, dei “codici” che, come il DNA ci consentono di
decifrare la natura intima del nostro carattere. E conoscere bene la
pasta di cui siamo fatti è un requisito indispensabile per
permetterci di vivere serenamente.
- Ma
è possibile ammortizzare gli effetti negativi delle emozioni
dalle quali veniamo colpiti, come la paura o l’ansia?
Certo,
il pallino del discorso è proprio questo. Per molti di noi,
le emozioni sono sciagure dalle quali è bene tenersi lontani.
Ma più allontaniamo le emozioni, più ci convinciamo di
poter star bene soltanto quando le acque sono completamente calme e
non c’è neanche una piccola increspatura. In quel modo,
prima o poi, finiamo per convincerci dentro di noi che siamo
fragili, poco strutturati e che ogni più piccola sensazione
può scuoterci come piante esposte alle tempeste più
distruttive. Va sempre così. Si parte per volersi proteggere,
ci si allontana dalle emozioni ma si finisce, inevitabilmente, per
sentirsi peggio di prima e con una percezione di noi come inadeguati
e non del tutto forti per poter vivere come gli altri individui.
Invece dentro le nostre teste c’è tutto quello che serve
per poter stare bene, affrontare le sfide che vogliamo e vivere con
un senso di appagamento e di pienezza che ogni essere umano
legittimamente persegue. Le emozioni, anche quelle negative, non
vanno allontanate proprio perché, al contrario, disponiamo di
moltissimi strumenti con cui gestirle. Non abbiamo la necessità
di metterci sotto una campana di vetro. Possiamo viverle fino in
fondo attutendo gli aspetti più negativi, e tesaurizzando gli
insegnamenti che ogni esperienza emotiva porta con sé. E
nell’ultimo capitolo del libro sono esposti alcuni dei numerosi
metodi che permettono di tenere a bada l’ansia da volo e di
attenuarla a livelli tranquillamente gestibili o sbarazzarsene
definitivamente.
- La
paura come percezione del pericolo, quasi uno spirito di
sopravvivenza; un'eredità ancestrale che intatta giunge a noi
attraverso i millenni di evoluzione: l'uomo è pronto a
combattere, a resistere e si prepara fisicamente in maniera del
tutto involontaria; chi è il nostro avversario nella paura
volare? Qual'è la minaccia?
La
paura è l’emozione più antica, sia dal punto di
vista filogenetico (è presente in quasi tutti gli organismi
viventi più evoluti) che da quello ontogenetico (se
provochiamo un forte rumore vicino al pancione di una donna che
aspetta un bimbo, potremo rilevare nel feto la secrezione di ormoni
– adrenalina e noradrenalina – legati a questa specifica
emozione). La paura è un’emozione fondamentale per la
nostra esistenza; il meccanismo si attiva ogni volta che percepisce
una situazione di minaccia. Non solo si attiva, ma predispone le
condizioni psico-fisiologiche ideali per affrontare la minaccia: il
cuore va più veloce per aumentare l’irrorazione sanguigna
periferica, i polmoni pompano maggiore ossigeno verso i muscoli, la
sudorazione provvede a diminuire la temperatura corporea per una
prestazione eccellente. Come si vede, è un meccanismo
biologico essenziale: senza la percezione del pericolo e senza
l’aumento delle risorse psicofisiche ci saremmo estinti già
da parecchi anni. L’aerofobia, tuttavia, non fa riferimento ai
percorsi della paura ma a quelli dell’ansia. I termini ansia e
fobia vengono utilizzati, nella vita quotidiana, come se fossero
sinonimi. Indifferentemente utilizziamo ansia e fobia per indicare
lo stesso stato di apprensione. In realtà, come spiego nel
secondo capitolo, ansia e fobia sono emozioni abbastanza differenti.
Possono essere considerate al massimo cugine, ma hanno una
fisiologia di innesco del tutto diversa, delle motivazioni diverse e
delle implicazioni diverse. Le cause, poi, che le scatenano sono del
tutto differenti. Le differenze tra ansia e paura sono la chiave di
volta per iniziare a ragionare sulla propria paura di volare.
-
“Attenzione” e “azione”
paura come frutto razionale di una percezione erronea? Su quali basi
leggiamo la situazione?
Per
tantissimi anni, la comunità scientifica ha considerato la
percezione come un fenomeno assolutamente oggettivo ed al riparo da
qualsiasi interferenza di carattere emotivo. Oggi i dati che abbiamo
a disposizione ci hanno portato a vedere la realtà per quello
che è effettivamente: la percezione oggettiva non esiste. E’
un autoinganno che coltiviamo dentro di noi per convincerci che la
realtà è quella e solo quella che percepiscono i
nostri sensi. Non a caso, un paragrafo del libro ha il nome di
“percezione ribelle”. La nostra mente è bombardata ogni
secondo da migliaia e migliaia di stimoli. Non siamo in grado di
elaborarli contemporaneamente tutti ed allora, spesso senza esserne
del tutto consapevoli, stiliamo una graduatoria degli stimoli che
per noi sono importanti e che, proprio per questo motivo, devono
essere codificati più rapidamente, di quelli di cui abbiamo
meno bisogno e possono essere codificati in un secondo momento, e
degli stimoli di cui possiamo fare tranquillamente a meno. La
graduatoria degli stimoli per noi importanti viene stilata dal
nostro carattere; se siamo ansiosi tenderemo a percepire prima, in
ogni situazione che viviamo, caratteristiche di minaccia. Se siamo
depressi vedremo sconfitte ovunque, se siamo ossessivi, l’unica
cosa che vedremo intorno a noi sarà disordine. E
l’oggettività della percezione va a farsi benedire. Ed
allora ne consegue che, chi ha paura di prendere l’aereo,
naturalmente ha un carattere di tipo ansioso; tenderà, cioè,
a percepire in maniera più pervasiva e frequente, elementi di
minaccia e pericolo ovunque. Quindi, sull’aereo, la riduzione dei
motori significherà che essi hanno smesso di funzionare, la
turbolenza equivarrà ad una ingestibile tempesta ed il viso
serio degli assistenti di volo vorrà dire che l’aereo sta
precipitando. Ho messo degli esempi a caso, ma pensiamo a quale tipo di
implicazione possa avere per chi ha paura di volare, una percezione
che si focalizza maggiormente sugli aspetti di minaccia e di
pericolo.
-
Nel
libro si identifica una certa corresponsabilità del sistema
dell'informazione/comunicazione nell'acuire le problematiche
relative alla paura di volare; qual'è la strada da seguire?
La cronaca su certi avvenimenti è una controindicazione per
chi teme di volare?
Alla base di tutto c’è il
nostro carattere ansioso, questo è bene ricordarlo sempre.
Come è bene ricordare che, per un’analisi seria, profonda
ed efficace della propria ansia da volo i riflettori della nostra
indagine devono essere concentrati su di noi, sulla nostra mente e
sul nostro carattere. Quello che succede all’esterno è
molto meno importante. Continuerò a ripeterlo fino alla noia
nel forum, e ovviamente l’ho fatto anche nel libro: la paura di
volare è nella testa, non sull’aereo. E’ anche vero,
tuttavia, che il mondo dell’informazione non aiuta certo chi
viaggia in maniera poco serena. Ogni notizia viene drogata di
emotività, di sensazionalismo, radicalizzata e stiracchiata
da ogni parte. Il lettore non può rimanere del tutto immune
da tutta questa emotività e rischia di cadere nella trappola
di pensare che un volo andato a buon fine sia un evento del tutto
eccezionale, cosa, evidentemente, del tutto lontana dalla realtà.
Sarebbe auspicabile una maggiore obiettività da parte degli
organi di stampa, e forse un maggiore approfondimento
-
Qual'è
il peso delle domande tecniche e delle conoscenze sui principi di
funzionamento dell'aeroplano nella percezione del pericolo di un
aerofobico?
Apparentemente
il peso della conoscenza degli aspetti tecnici è molto
elevato. Se si chiede ad un aerofobico di cosa ha paura la risposta
più immediata sarà: “che l’aereo cada”. Se si va
più a fondo si scoprono cose molto interessanti; per gli
azzurri (la paura di volare è “gialla” o “azzurra”)
l’aereo non cade più se vicino a loro è seduto un
Comandante o qualcuno che possa dare loro informazioni tecniche, per
i gialli l’aereo è sicuro nel viaggio di ritorno ma in
quello di andata sicuramente c’è da qualche parte un
pericolo in agguato. Le contraddizioni nel modo di costruire la
paura di volare sono lì, davanti agli occhi e, una volta
rilevate, esse forniscono informazioni determinanti anche sui
percorsi più efficaci per superare il problema. Se è
vero che la paura di volare è nella testa ( e sicuramente lo
è…) è altrettanto vero che conoscere in maniera più
realistica i principi di base di un aereo e la normale fisiologia
del volo sicuramente rasserena. Proprio per questo, un intero
capitolo del libro, contiene la raccolta delle domande che più
frequentemente pone un ansioso del volo sull’aereo (circa 80
domande) e le risposte sono state scritte con l’ausilio del
Comandante Colautti (responsabile in Alitalia del Dipartimento Human
Factor) e del suo vice, il Comandante Cignoni. Dunque, il peso è
elevato ma, alla base di tutto, deve esserci una giusta messa in
discussione dei propri percorsi cognitivi ed emotivi; la conoscenza
tecnica, se non è inserita all’interno di una cornice di
approfondimento individuale, non serve a nulla. Anche le Assistenti
di volo possono soffrire della paura di volare, eppure conoscono
molto bene “l’ambiente aereo” e il normale svolgersi di un
volo di linea.
-
Dopo
questo libro, i programmi per il futuro cosa prevedono?
La
prima idea è quella di trasformare questo libro in un DVD
interattivo che, sfruttando le potenzialità offerte dagli
studi sull’intelligenza artificiale, possa permettere un
approfondimento differente rispetto alle potenzialità
percorribili da un libro. Su un DVD se si ha paura di una turbolenza
di scia, basta ciccare sul nome e può partire un filmato in
cui si vedono le turbolenza di scia e si tocca con mano il fatto che
un aereo, in scia appunto, non subisca nessun tipo di conseguenza
negativa. Posso far riprodurre l’interno di un aereo per fare in
modo che chi soffre di claustrofobia possa conoscere in anticipo gli
ambienti nei quali si troverà immerso. Insomma, posso
percorrere potenzialità molto più sviluppate. Sto
lavorando a questo progetto ed il materiale raccolto è a buon
punto ma, scaramanticamente, voglio aspettare di verificare gli
esiti di gradimento del libro. Poi ho in mente di scrivere un altro
libro su un tema differente, ma di questo, magari, riparliamo in
futuro.
Le parole di Luca, e i contenuti del suo libro sono una chiara testimonianza di come la paura di volare sia un ostacolo superabile: numerosi paurosi del volo sono oggi ex paurosi del volo e viaggiano in aereo con serenità.
Mai più paura di volare” è un chiaro punto di riferimento, un sostegno diretto, estremamente pratico ed utile per chi vuole superare la paura di volare, che nel contempo si rivela una lettura piacevole e particolarmente scorrevole, ricca di dettagli che sicuramente cattureranno l'interesse anche dei lettori meno paurosi. Nel ringraziare Luca, per la disponibilità e per l'impegno appassionato, ricordiamo a tutti voi che sul forum de IlVolo.it è possibile iniziare ad affrontare la paura di volare proprio grazie al preziosissimo apporto di Luca e dei nostri professionisti in campo aeronautico.
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