……full
A/B
!
Caratteristiche
e principi di funzionamento degli
AFTERBURNERS

Prova
motore e test afterburner
Sperando
di fare cosa gradita a tutti gli appassionati di aviazione e,
sopratutto, ai fanatici dei velivoli militari, con questo breve
approfondimento si intende spiegare in termini tecnici molto
discorsivi il funzionamento di uno dei dispositivi ausiliari che
fanno parte integrante di un motore a getto militare.
Si
cercherà di spiegare l’argomento con una terminologia ed
esempi abbastanza comprensibili ma, in ogni caso, trattandosi di
principi di funzionamento meccanici e termodinamici abbiamo voluto
mantenere tutti i riferimenti classici che la materia tecnica impone.
Figura 1a - motore PW 100
Figura 1b - Motore
PW100
1
- INTRODUZIONE
La
postcombustione (afterburning o reheat) è un metodo utilizzato
per aumentare la spinta di un motore e per migliorare le prestazioni
di un aeroplano al decollo, in salita e soprattutto nelle operazioni
di combattimento ( aeroplani militari).
Si
potrebbe ottenere un incremento di potenza anche usando un motore di
maggiori dimensioni ma, dato che questo aumenterebbe il peso, l’area
frontale ed il consumo specifico di combustibile, si rivelerebbe poco
efficiente. La postcombustione rappresenta il miglior sistema per
aumentare la spinta per brevi periodi di tempo.
La
postcombustione consiste nell’introduzione e nella combustione di
carburante nella zona del motore compresa tra la turbina e l’ugello
propulsivo del tubo del getto, utilizzando l’ossigeno residuo
contenuto nei gas di scarico come illustrato nella figura 2. Il
risultante incremento di temperatura dei gas di scarico fornisce una
più elevata velocità del getto uscente dall’ugello
propulsivo e di conseguenza aumenta la spinta del motore.
Figura 2 - Schema postcombustione
Siccome
la temperatura della fiamma di postcombustione può essere
superiore a 1700°C, i bruciatori sono sistemati in maniera che la
fiamma sia concentrata attorno all’asse del tubo del getto. Questo
consente ad una porzione del gas di scarico della turbina di correre
lungo la parete del tubo di scarico del getto e di mantenere così
la temperatura della superficie del tubo entro un valore di
sicurezza.
Allo
scopo di ottenere una velocità ridotta del flusso di gas, la
sezione di un tubo del getto con postbruciatore è più
ampia di quanto sarebbe quella di un tubo del getto normale per lo
stesso tipo di motore. Per consentire il funzionamento in tutte le
condizioni, un tubo del getto con postbruciatore è fornito di
un ugello di scarico regolabile in due posizioni o a sezione
variabile (figure 3 e 4).
Figura 3a - Ugello
“ petali “ in posizione chiusa
Figura 3b - Ugello
di scarico di un motore P&W 100 in posizione aperta
Figura 4 - Sistema di controllo
L’ugello
rimane in posizione più chiusa durante il funzionamento
normale, ma nel momento in cui viene inserito il postbruciatore, la
temperatura dei gas aumenta e l’ugello si apre per fornire una
sezione di scarico adeguata al risultante aumento di volume del
flusso dei gas. Ciò previene un aumento di pressione che
influenzerebbe negativamente il funzionamento del motore e fa sì
che la postcombustione possa essere usata entro un ampio campo di
velocità del motore.
La
spinta di un motore con postbruciatore, quando questo non è
inserito, è leggermente inferiore a quella di un motore simile
non fornito di questo accessorio; questo è dovuto alle
restrizioni dovute alla geometria del tubo del getto. Anche il peso
complessivo del sistema propulsivo è maggiore a causa delle
maggiori dimensioni dello scarico e degli accessori del dispositivo
di postcombustione.
Nei
motori a diluizione, la postcombustione è ottenuta miscelando
il flusso di by-pass con quello proveniente dalla turbina, prima
che il sistema di stabilizzazione e di iniezione del combustibile
venga raggiunto, in maniera tale da permettere che la combustione
avvenga nel flusso di scarico miscelato.
Un
metodo alternativo è quello di iniettare il combustibile e di
stabilizzare la fiamma nei flussi separati di by-pass e della
turbina, bruciando i gas disponibili fino ad ottenere una temperatura
comune di uscita dall’ugello di scarico. Con questo metodo,
l’iniezione di combustibile è fornita separatamente ai due
flussi indipendenti ed è normale prevedere una qualche forma
di interconnessione tra gli stabilizzatori di fiamma nei flussi caldo
e freddo, per favorire i processi di combustione nell’aria fredda
di by-pass.
2-FUNZIONAMENTO
DELLA POSTCOMBUSTIONE
Il
flusso dei gas proveniente dalla turbina del motore entra nel tubo
del getto ad una velocità compresa tra 228m/s (750 Ft/s) e
366 m/s (1200 Ft/s) , ma dato che questa velocità è di
gran lunga superiore a quella necessaria per mantenere la stabilità
della fiamma, il flusso viene diffuso prima che giunga alla zona di
postcombustione. In pratica la velocità del flusso viene
ridotta e la pressione è aumentata. Poichè la velocità
per ottenere una combustione del kerosene a normali rapporti di
miscelazione è solo di pochi metri al secondo, qualunque parte
di combustibile incendiata in quel flusso di aria diffusa, sarebbe
immediatamente spento.
Per
questa ragione e per poter ottenere una zona in cui si formino vortici, viene installata a valle dei
bruciatori una sorta di stabilizzatore di fiamma allo scopo di
facilitare la combustione; in questa fase la velocità locale dei gas viene ulteriormente
ridotta a valori tali da mantenere una stabilizzazione della fiamma
mentre la combustione è in atto.
Nel
tubo del getto viene spruzzato un getto vaporizzato di combustibile
per mezzo di un certo numero di bruciatori che sono disposti in modo
da distribuire uniformemente il combustibile nella zona in cui è
ubicata la fiamma.
La
combustione è quindi avviata da un accenditore catalitico che
crea la fiamma grazie alla reazione chimica della miscela
aria/combustibile spruzzata su un elemento a base di platino, da una
candeletta di accensione adiacente al bruciatore, o da una lingua di
fuoco proveniente dalla camera di combustione del motore;
quest’ultimo metodo è conosciuto come “hot-shot ignition”.
Quando
la combustione è avviata, la temperatura del gas aumenta ed i
gas in espansione accelerano attraverso l’ugello propulsivo con
sezione ingrandita per fornire la spinta aggiuntiva.
In
considerazione dell’alta temperatura dei gas d’ingresso al tubo
del getto provenienti dalla turbina, si potrebbe presupporre che la
miscela s’incendi spontaneamente. Ciò non avviene, perchè,
nonostante fiamme fredde si formino a temperature fino a 700°C,
la combustione non può avvenire al di sotto di 800°C.
Se
le condizioni fossero tali da rendere possibile l’autoaccensione
anche a livello del mare, è difficile che la stessa sia
possibile a quote di volo alle quali la pressione atmosferica è
bassa. La scintilla, o fiamma, che da origine alla combustione deve
essere di tale intensità da causare un’accensione (light-up)
ad altitudini considerevoli. Per un funzionamento regolare del
sistema, è richiesta una fiamma stabile che bruci con
continuità un’ampia varietà di rapporti di miscela e
di portate di gas. La miscela deve essere anche facile da incendiare
in tutte le condizioni di volo e la combustione deve essere mantenuta
con la minima perdita di pressione.
3-
AUMENTO DELLA SPINTA
L’aumento
di spinta dato dalla postcombustione dipende unicamente dal rapporto
tra le temperature assolute nel tubo del getto prima e dopo la
combustione del combustibile supplementare. Per esempio, trascurando
le piccole perdite dovute ai dispositivi per la postcombustione e le
variazioni di quantità di moto del flusso dei gas,
l’incremento dì spinta può essere calcolato come
segue:
Supponendo
una temperatura del gas prima della postcombustione sia di 640°C
(913°K) e con la postcombustione di 1269 °C (1542°K), il
rapporto delle temperature è:
1542/913=1.69
La
velocità del getto aumenta in funzione della radice quadrata
del rapportò di temperatura. Perciò, la velocità
del getto è √1.69 = 1,3. Così, la velocità del
getto è aumentata del 30 percento, ed anche l’incremento di
spinta statica, in quest’esempio, è del 30 percento (figura 5).
Figura 5 - Sistemi di iniezione
I
motori a diluizione dotati di equipaggiamento per la postcombustione
possono fornire incrementi di spinta fino al 70% e questo
incremento può essere ottenuto più volte ad elevate
velocità di traslazione. Nei motori a diluizione si possono
ottenere alti incrementi di spinta a causa delle grandi quantità
di ossigeno contenute nei gas di scarico e della bassa temperatura
iniziale degli stessi gas.
Non
è comunque possibile incrementare sempre più la
quantità di combustibile bruciata nel tubo del getto fino ad
utilizzare tutto l’ossigeno disponibile, perchè il tubo del
getto non potrebbe sopportare le elevate temperature che verrebbero
originate.(Figura 6)
Figura 6 - Tabella temperature
4-SISTEMA
DI COMANDO
E’
evidente come i due elementi, il flusso di combustibile e la sezione
di scarico dell‘ugello propulsivo debbano essere coordinati per
garantire un funzionamento soddisfacente del sistema di
postcombustione. Normalmente, questi elementi sono associati, rendendo
il flusso di combustibile verso i bruciatori dipendente dalla sezione
dell’ugello, con il pilota che controlla l’area dell’ugello o
il flusso di combustibile, unitamente ad un dispositivo di rilevamento
della mandata del compressore e della pressione nel tubo del getto
(unità di controllo del rapporto di pressione - Pressure Ratio
Control Unit - PRCU).
Quando
l’area dell’ugello viene aumentata, il flusso di combustibile al
postbruciatore viene aumentato a sua volta; quando l’area
dell’ugello viene ridotta, viene ridotto anche il flusso dì
combustibile al postbruciatore.
Figura 7 - Sistema di comando
L’unità
di controllo del rapporto di pressione garantisce che il rapporto
delle pressioni attraverso la turbina rimanga inalterato e che il
motore non venga influenzato dal funzionamento del postbruciatore,
indipendentemente dall’area dell’ugello e dal flusso di
combustibile. A causa degli elevati flussi di combustibile richiesti
dalla postcombustione, viene utilizzata una pompa combustibile
supplementare. Questa pompa è generalmente del tipo a flusso
centrifugo o ad ingranaggi e viene posta in funzione automaticamente
quando il postbruciatore viene inserito.
Il
sistema e completamente automatico ed ha caratteristiche di sicurezza
(faìl-safe) per far fronte ad un’eventuale avaria. Il
collegamento tra il sistema di comando ed il tubo del getto con
postbruciatore è schematicamente mostrato nella figura 7.
Quando
il postbruciatore viene inserito, una serie di segnali di controllo,
sia meccanici che elettrici, vengono forniti all’unità di
controllo di combustibile del postbruciatore (afterburning fuel
control unit). L’unità determina la mandata totale di
combustibile della pompa e controlla la distribuzione del flusso di
combustibile all’assieme dei bruciatori. Il combustibile inviato
ai bruciatori viene incendiato causando un aumento di pressione nel
tubo del getto.
Questo
determina la caduta di pressione attraverso la turbina (P3/P6 ) e di
conseguenza l’area di scarico dell’ugello del tubo del getto
viene ampliata automaticamente fino a ristabilire il rapporto P3 / P6
corretto.
Con
un ulteriore aumento del grado di postcombustione, l’area
dell’ugello viene aumentata progressivamente per mantenere ad un
valore soddisfacente il rapporto P3 / P6 . La figura 7 illustra un
tipico sistema di controllo di combustibile al postbruciatore. Nel
sistema di controllo sono inseriti la pompa di azionamento e dei
pistoni da azione pneu-idraulica.
In
alcuni impianti il sistema di attuazione dell’ugello del
postbruciatore utilizza invece olio lubrificante quale mezzo
idraulico, mentre i sistemi più moderni utilizzano lo stesso
combustibile come fluido di azionamento. Il movimento dell’ugello è
ottenuto grazie ai pistoni idraulici e questi sono pressurizzati da
una pompa (nozzle oil pump), la cui portata è controllata da
un collegamento elettro-meccanico proveniente dall’unità di
controllo del rapporto di pressione [PRCU] (pressure ratio control
unit).
Quando
viene selezionato un aumento della postcombustione, l’unità
di controllo del combustibile del postbruciatore (afterburner fuel
control unit) causa un aumento della mandata della pompa combustibile
(aumenta il flusso totale di combustibile).
La
pressione nel tubo del getto (P6) aumenta, alterando il rapporto di
pressione attraverso la turbina (P3/P6 ). L’unità di
controllo del rapporto di pressione modifica la mandata della pompa
dell’olio, causando una condizione di sbilanciamento tra il carico
dei pistoni idraulici ed il carico aerodinamico dei gas sulle alette
dell’ugello (Nozzle Flaps).( Figura 8)
Il
carico aerodinamico dei gas apre l’ugello per aumentarne la sezione
di scarico e, dato che l’ugello si apre, l’aumento dell’area
dell’ugello ristabilisce il rapporto corretto delle pressioni in
maniera tale che l’unità di controllo del rapporto di
pressione modifica la mandata della pompa dell’olio fino a
ristabilire l’equilibrio tra i pistoni idraulici ed i gas che
premono sulle alette dell’ugello.
Figura 8 - Nozzle
Flaps di un turbogetto Tumansky
R-15-300
di un caccia Mig 25
5-TUBO
DEL GETTO ED UGELLO PROPELLENTE
Il
tubo del getto con postbruciatore è fatto di una lega
d’acciaio resistente al calore e richiede un maggiore isolamento
termico rispetto ad un tubo del getto normale, per evitare che il
calore generato dalla combustione venga trasmesso alla struttura
dell’aeroplano.
Il
tubo del getto può essere costituito da un doppio
rivestimento. Il rivestimento esterno sopporta i carichi di volo e
quello interno che tollera le sollecitazioni termiche. Tra i due
rivestimenti viene sovente indotto un flusso di aria di
raffreddamento. Sono anche previste delle predisposizioni per
consentire l’espansione e la contrazione del tubo e per prevenire
fughe di gas in prossimità degli accoppiamenti principali.
L’ugello
propulsivo (figura 9) è di costruzione e di materiali simili a
quelli del tubo del getto, al quale è collegato come un
assieme indipendente. Un ugello propulsivo di prima generazione era
è dotato di due “palpebre” (eyelids) mobili che erano
azionate da due attuatori, o da pistoni pneumatici, per ottenere una
posizione di apertura o di chiusura.
Figura 9a - Schema ugello Pratt & Whitney
Figura 9b - Ugello Pratt & Whitney
Un
ugello propulsivo a sezione variabile, cioè del tipo diffuso
su tutti i propulsori militari moderni, ha un anello di alette
(flaps) ad incastro che sono incernierate alla carcassa esterna e che
possono essere incluse in un involucro, più esterno. Le
alette sono spinte a chiudersi dai pistoni ed a portarsi in posizione
di massima o intermedia apertura dal carico aerodinamico dei gas di
scarico.
Figura 10 - Spruzzatori di fiamma
Ad
ogni modo, la posizione delle alette è controllata da un’unità
di controllo del rapporto di pressione e da una pompa che fornisce
potenza ai pistoni di attuazione. Il sistema dei bruciatori (burner
system) è composto da una o più tubature (manifolds)
circolari per il combustibile, sostenute da aste profilate nel tubo
del getto.
Il
combustibile è inviato alle tubature da tubi di alimentazione
(feed pipes) posti all’interno delle aste di sostegno e viene
spruzzato nella zona ove risiede la fiamma mediante dei fori
calibrati ricavati nell’estremità delle tubature.
Il
condotto di ritenzione della fiamma (flame retaining gutter), o
stabilizzatore (flame stabilizer), è un anello con sezione a V
ubicato a valle dei bruciatori.
Figura
11 - Dettagli
del postbruciatore di un motore RR Spey 803
Un
sistema di bruciatori alternativo di concezione americana è
quello dotato di stabilizzatori di guida (pilot burning stabilizers)
dove il combustibile è fornito al flusso dei gas che passa tra
questi stabilizzatori. Il
bruciatore e lo stabilizzatore di fiamma mostrati nelle figure 10
e 11 sono basati su quest’ultimo sistema. Alla parete interna del tubo
dei getto è fissato uno schermo circolare per il contenimento
del calore (heat shield). Lo schermo, che è corrugato e
perforato come illustrato dalla figura 11, previene la creazione di
rumore e vibrazioni eccessive da parte dell’instabilità
della combustione. Questa potrebbe causare un rapido deterioramento
meccanico e fisico del dispositivo di postcombustione.
6-CONSUMO
DEL COMBUSTIBILE
La
postcombustione comporta sempre un aumento del consumo specifico di
carburante ed è soprattutto per questa ragione che
generalmente si limita l’uso per periodi di breve durata. Per
ottenere il rapporto di temperature richiesto al flusso del gas di
scarico bisogna aggiungere altro combustibile. Siccome l’aumento di
temperatura non avviene in corrispondenza di un picco di
compressione, il combustibile non viene bruciato efficientemente come
nella camera di combustione del motore; da ciò deriva un
consumo specifico più elevato.
Per
esempio, supponiamo un consumo specifico senza postcornbustione di
1,15 Lb/hr/ per lb di spinta al livello del mare ed una velocità
di Mach 0,9 come mostrato nella fig. 12, con un grado di
postcombustione del 70 percento nelle stesse condizioni di volo, il
consumo sarà aumentato fino ad un valore approssimativo di
2,53 lb/hr/lb di spinta.
Figura
12 - Schema consumo carburante
Con
un aumento di quota fino a 35.000 ft quest’ultima cifra di 2,53
lb/hr/lb di spinta si ridurrà leggermente a 2,34 lb/hr/lb di
spinta a causa della ridotta temperatura dell’aria all’ingresso.
Quando
questo consumo addizionale di combustibile viene combinato con le
migliori prestazioni al decollo ed all’atterraggio (figura 13), si
riscontra che la quantità di combustibile richiesta per
ridurre il tempo necessario per raggiungere la quota operativa non è
così eccessiva.
Figura
13 - Accelerazione di salita
Figura 14 - Dettaglio
schematico del motore GE J-79
Bibliografia
PWA
Oper. Inst.
182408
Gas
turbine engine and his operation
Pratt&Whitney
Aircraft Group May 1974 -1985-1999
RollsRoyce
Limited
The
Jet Engine
Pubblication
Ref T.S.D. 1302 July 1969
PWA
P&W F100-PW-220 Technical service Manual
Introduzione
al motore a reazione per aeromobili
Direzione
Tecnica Alitalia 1986
Foto
e disegni Rolls Royce LTD, Pratt&Whitney Company, Lockeed-Martin
Aerospace Company , Us Air Force, collezione
privata dell’autore
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