Aeromodellismo: anche questa aviazione!
Tuesday 12 May 2009
autogiro_n_6_con_senza_ali.jpgChi fosse passato lo scorso 10 Maggio vicino ad una piccola pista nei pressi di Bergamo, crediamo non potrà mai dimenticare le evoluzioni dell'F-100 Supersabre con passaggi radenti, carrello retrattile, freni aerodinamici o quelle dell'Helldiver con flaps, freni aerodinamici, sgancio bomba e carrello retrattile o ancora lo Yak 54 che si arrampicava in verticale fino poi a fermarsi e cadere in vite controllata. Naturalmente non era una manifestazione aerea, ma di aeromodelli che in più ridotte dimensioni riproducono in perfetta scala questi aerei. La manifestazione era riservata ai modelli RC delle più varie specie, riproduzioni, acrobazia, elicotteri, autogiro (solo in tre con questo tipo di modello). Persino due razzi.
 
 
Notevole il già citato favoloso turbogetto F-100 Supersabre con voli vicino al vero e passaggi da cardiopalma. Presenti una cinquantina di modelli che hanno utilizzato la pista, veramente molto bella, dell’organizzatore GAB Gruppo Aeromodellistico Bergamasco in località Campanone nel Parco del Serio in quel di Bergamo, vicino a Ghisalba.
Anche gli aeromodelli sono “aviazione” perché si basano sugli stessi principi e le stesse leggi aerodinamiche e, soprattutto ai nostri giorni, con l’avvento del radiocomando, si pilotano come veri aerei: siamo ben lontani dal “planoforo” del francese che agli inizi del 1800 realizzò
Alphonse Penaud – è considerato il primo aeromodello della storia – per dimostrare agli scettici membri della Accademia delle Scienze di Parigi che un oggetto più pesante dell’aria poteva volare.
Ci hanno particolarmente incuriosito gli autogiro, velivoli poco noti i vari La Cierva e derivati Kellet e Picairn,ma con una lunga storia alle spalle negli anni ’30: un esemplare di autogiro La Cierva reale si trova al Museo delle Scienza e della Tecnologia di Milano. I modelli ad essi ispirati sono poco costruiti. Il rotore non è motorizzato come negli elicotteri, è folle e libero di ruotare grazie al vento di velocità, generato dalla rotazione dell’ elica trattiva o propulsiva.
autogiro_n_6.jpgAbbiamo fatto due chiacchiere con Franco Bugada di Milano, costruttore di uno di essi: ormai pensionato, salta fuori la sua laurea in ingegneria aeronautica e la sua lunga esperienza nel progettare e costruire modelli.
“L’autogiro n°5, presente alla manifestazione di Bergamo," ha spiegato, "è un modello ispirato al reale “Kellet”, di costruzione tradizionale in balsa e compensato di betulla,dispone di un rotore diametro 1400 mm con pale aventi profilo SG 6042, speciale per modelli di autogiro, testato in galleria del vento negli USA. La piastra portarotore è in vetroresina relativamente flessibile. La ricopertura / verniciatura è realizzata in Solarfilm termoretraibile. Il motore elettrico è un brushless da 450 Watt, Multiplex “Himax” con regolatore di giri Phoenix da 60 Amp. La ricevente è tedesca, una Graupner R.700 a quarzi da 35 MHz, la radio trasmittente, sempre Graupner, è il tipo MX-12 a 6 canali. La batteria imbarcata è a 3 celle Litio/polimeri”.
Perché motorizzazione elettrica? “Ha il vantaggio," ha specificato Bugada "che,in volo,rispetto ai motori a scoppio, non può variare né il peso del modello né la posizione del suo baricentro come avviene con il consumo del carburante nel serbatoio tradizionale. Il peso totale, motore elettrico più regolatore più batteria è leggermente superiore al peso del gruppo motore a scoppio con serbatoio pieno, ma paragonabile. E poi tutto è pulito e silenzioso.”
Bugada ha costruito poi un altro autogiro, il n°6,suscettibile di trasformazione: due versioni che si ispirano nelle linee generali a due autogiri “reali”: un Kellet senza ali e un “Pitcairn” con ala e alettoni.
Ci risponde sempre Bugada: “Quello a cui ho dato il n. 5 ha un peso di 2,2 kg, con piastra rotore fissata su giunto omocinetico in alluminio tornito,2 cuscinetti a sfere, assiale e radiale, realizzato dall’amico Giancarlo Fava, 2 servocomandi Graupner 5077, per il movimento della testa rotore in avanti e indietro (cabra / picchia) e sinistra / destra, sistema “Direct Control” .Un terzo servocomando è dedicato al timone di direzione. Il n° 6 ispirato al “Pitcaim”,versione con le ali, è ancora in fase di messa a punto, mentre la versione senza ali vola perfettamente. Si passa da quella “con” a quella “senza ali” smontando la parte inferiore fissata con 2 viti). Il peso con ali è 2,7 kg, senza ali 2,3 kg. La motorizzazione e la parte elettrica sono le stesse del modello precedente. I servocomandi sono 3 più un quarto per gli alettoni.   Il loro comando può essere accoppiato a quello destra / sinistra della testa rotore (ecco perché viene conservato il servocomando relativo), ma può essere anche indipendente e quindi volare con asse rotore in posizione fissa. I due servocomandi interessati sono collegati alla ricevente mediante un cavetto a “Y”,le cui due uscite possono essere utilizzate tutte e due o solo una.”

 

 

 

 


Articolo di Carlo d'Agostino
Foto di Franco Bugada

 

 

 




Hai trovato interessante questo articolo? Segnalalo!
Digg!Del.icio.us!Google!Facebook!Technorati!Furl!Yahoo!