Intervista al vincitore del Concorso "Dare un nome all'M346"
Wednesday 27 May 2009
IlVolo.it è un sito dedicato alla passione per il volo, la prima domanda è d'obbligo: come nasce la sua passione per il volo?

Non posso dire di poter identificare con esattezza come è nata la passione per il volo, non c'è stato un giorno o un esperienza particolare che ha fatto scattare questa molla. Da piccolo ero attratto dagli aerei, così come da tante altre cose, come tanti altri bambini. Gli stessi aerei di linea che mi decollavano sopra casa a volte erano una cosa normale, quasi da non farci caso, visto che c'erano da quando ero nato. Tra la quinta elementare e la prima media l'interesse ha cominciato a diventare più coscienzioso, più tecnico-scientifico per così dire, ho cominciato così a leggere un opera a fascicoli settimanali che illustrava tutti gli aspetti di questo mondo straordinario e rapidamente ogni numero era una miniera che mi permetteva di scoprire sempre più cose di quella grande e straordinaria avventura che è la storia del volo. Da lì in poi fu un crescendo... Un decollo per capirci.
Non avevo mai visto un caccia militare dal vivo, perché nel mio ideale i caccia erano solo quelli della seconda guerra mondiale visti nei film e un episodio mi colpì particolarmente. Ero da mia nonna nelle Marche, in una zona di campagna che è sempre stata battuta da velivoli militari a bassa quota. Stavo giocando tranquillo per fatti miei quando all'improvviso un rumore impressionante mi arrivò da dietro e mi passò sopra; giusto il tempo di alzare gli occhi davanti a me e i due velivoli, in un secondo, erano già lontani e si lasciavano dietro una bella scia fumosa. Rimasi meravigliato dalla strada che avevano già percorso nello spazio di un istante necessario solo ad alzare lo sguardo. Allora io non lo sapevo, ma erano due F-104, a distanza di qualche anno li riconobbi come tali, impossibile confonderli con qualsiasi altro aereo! Da lì la mia idea di caccia cambiò radicalmente e mi resi conto di come le prestazioni di allora fossero straordinarie rispetto all'idea che avevo io da bambino.
 
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  (Foto di James Szabadics)
 
Saprà di certo di essere invidiatissimo da numerosi appassionati di volo, ci può raccontare come le è venuto in mente di partecipare al concorso e il perché ha scelto il nome Master?

Beh si, non siete i primi a dirmelo, io stesso a volte penso a come sarei stato "depresso" a sapere di non aver vinto o magari di arrivarci così vicino tanto da arrivare secondo o terzo, forse sarebbe stato addirittura peggio che non vincere niente. Mai in vita mia avrei pensato mi sarebbe accaduta una cosa del genere, a maggior ragione nel 2008 che fino ad allora era stato, senza esagerare, veramente l'anno peggiore della mia vita. A volte il destino si diverte veramente con noi.
Il concorso fu segnalato su un forum che frequento assiduamente, Italianvipers.com, da un utente, Alessandro Buffa, che riportò in un post la notizia che Aermacchi aveva indetto questo concorso1. Inutile dire che ad Alessandro devo parte del merito di aver vinto,  infatti avrei saputo del concorso qualche giorno dopo e da altre fonti e chissà se le cose sarebbero andate così. Aspettai qualche giorno perché il concorso cominciava effettivamente alcuni giorni dopo. Nel frattempo un nome mi era balenato subito nella mente, MASTER, tuttavia non ero sicuro del suo significato in inglese di "maestro" ma mi riservai di andare a controllare in seguito. Tuttavia i giorni passarono e tra una cosa e l'altra mi stavo dimenticando di partecipare il giorno di inizio del concorso. All'Aermacchi mi hanno detto che una cosa molto importante fu anche l'aver inserito la mia proposta tra le prime. Comunque il giorno di apertura del concorso, 20 minuti prima di andare a lavoro (attaccavo alle 16:00 e alle 15:00 mi dovevo assolutamente a preparare), ho controllato nel dizionario inglese del computer l'esatto significato della parola "Master", scoprendo così che oltre al significato di "maestro", che già si adatta ad un aereo da addestramento, Master significa anche colui che è al di sopra degli altri per abilità e conoscenze. Altri significati poi che in sostanza indicano il Master come un punto di riferimento. Insomma mi sembrava proprio che il tutto si adattasse ad un aereo da addestramento che tra l'altro sembrava proprio essere il migliore sul mercato. Oltre a questo, il nome si accorda con alcune specifiche indicate dall'Aermacchi e cioè: nome in Inglese in modo che abbia più presa all'estero (non dimentichiamoci infatti che è anche un prodotto di qualità da vendere), nome breve e facile da ricordare, che inizi possibilmente con la M della sigla del velivolo, in ultimo che il nome non sia usato da un altro aereo attuale o passato o che possa confondersi con esso. Di aerei ne conosco molti, sono un gran appassionato, anche di quelli storici e non mi pare proprio di ricordare un "Master" tra tutti quanti. Tuttavia pochi giorni dopo la comunicazione della mia vittoria, su un forum, qualcuno si mette a cercare di buona lena e riesce a scovare un Miles Master, un aereo da addestramento della RAF della seconda guerra mondiale che tuttavia nessuno ricordava. Ci rimasi anche male perchè senza mezzi termini più d'uno invocava l'annullamento del concorso. Tuttavia come scriverà poi l'Aermacchi stessa sul suo Magazine trimestrale "Aermacchi World" N°11,  01/09: "Un precedente remoto, che non crea conflitti d’identità nei potenziali clienti o nella mente dei piloti, ma ugualmente illustre e positivo". Insomma in quei 20 minuti in cui ho compilato il modulo, ho proposto il nome (non sarò l'unico a fare quel nome), ma soprattutto ho datoo la mia spiegazione del perché del nome, sarà quella infatti a fare la differenza con le altre proposte indicanti il medesimo nome. All'Aermacchi mi diranno poi che la mia aveva colpito particolarmente l'amministratore delegato Carmelo Cosentino e tutti gli altri membri della commissione. Purtroppo non ricordo esattamente per filo e per segno cosa avevo scritto, ma in sostanza quanto vi ho riportato sopra ma arricchito in modo che risultasse più completo. Ringrazio Dio di essere nato con la piccola qualità di cavarmela con le parole scritte, me lo hanno sempre detto tutti. Chiederò all'Aermacchi se riescono a recuperare e a inviarmi le parole che scrissi esattamente, me le hanno chieste in molti.
 
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(Foto di James Szabadics)
 
Cosa si prova nel sapere di aver dato il nome a un aereo che si annuncia già un importante successo dell'industria aeronautica nazionale?

Non dite così ai responsabili e ai  vertici dell'Aermacchi, loro non danno per scontato niente nemmeno l'ordine con gli Emirati Arabi per 48 velivoli, che ancora deve essere messo nero su bianco. Per loro ogni contratto è una montagna da scalare poco per volta con immensa fatica, tra la concorrenza che non manca di certo. Per loro ogni aereo venduto è vita e sopratutto lavoro per i propri dipendenti. Certo affrontano questa sfida con un ottimo prodotto, ma si sa in queste cose c'è di mezzo anche la politica e mille altre considerazioni, basta ricordare il concorso JPATS2 per gli USA; tutti i piloti USA dei test concordavano sul fatto che il 33933 era il migliore tra i partecipanti ma a vincere fu il PC-21, scelta quasi incomprensibile. [NdR
il velivolo vincitore del concorso americano JPATS era il Pilatus PC9 che comunque era stato pesantemente modificato dalla Beechcraft per soddisfare le rischieste e le specifiche del concorso. la nuova designazione er T-6 Texan II°]
Ovviamente tutti speriamo che i successi continuino, i presupposti ci sono, incrociamo le dita. Certo un ordine più sostanzioso da parte della nostra Aeronautica Militare e sopratutto più rapido nei tempi gioverebbe molto di più all'M-346 MASTER ma le risorse ormai in Italia sono quelle che sono. Per non parlare poi del sogno che tutti coviamo e cioè di vederlo con i colori delle Frecce, quello si che sarebbe un bel biglietto di presentazione all'estero, come successo per il 339. Senza contare di cosa ci combinerebbero i "manici" della pattuglia con un aereo del genere!
Personalmente, aver dato il nome ad un aereo del genere, rappresenta già un premio impensabile per me finora  e un orgoglio indescrivibile per un appassionato. D'ora in poi l'M-346 si presenterà nel mondo con il nome che gli ho dato io. Entrare poi nella storia dell'Aermacchi, che è un pezzo di storia dell'industria aeronautica Italiana è forse un orgoglio ancora maggiore. Dalla prima guerra mondiale gli aerei Macchi ci aiutarono a respingere l'invasore, gli idrocorsa Macchi erano sempre un passo avanti rispetto ai loro concorrenti e mancarono solo di un soffio la coppa Schneider vinta dagli Inglesi nell'ultima discussa gara in cui partecipavano praticamente solo loro, il Macchi 72 polverizzò ogni record di velocità e il suo record è ancora lì imbattuto, i caccia Macchi tentarono di difendere fino all'ultimo le città Italiane dalle indicibili devastazioni portate dagli sciami dei bombardieri alleati, nonostante fosse un compito improbo. Gli aerei Aermacchi del dopoguerra, civili e non, contribuirono alla rinascita della devastata industria aeronautica del dopoguerra e portano ora alto l'orgoglio della nostra Aeronautica, le Frecce Tricolori. Dire di esserne orgogliosi e onorati è veramente troppo poco! 
 
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(Foto di James Szabadics)
 
Quando ha inviato la sua proposta a Aermacchi avrebbe mai detto che avrebbe vinto e che avrebbe volato sull''M-346?

Non saprei dire cos'era ma qualcosa io dentro me lo sentivo, sarà stata solo fiducia e poi il caso ha fatto il resto, oppure mi viene il dubbio da allora che ci sia un destino scritto da qualche parte. Non lo so, ma ho partecipato veramente fiducioso. Salvo poi deprimermi come al solito quando il giorno che si è chiuso il concorso, e anche un paio di giorni dopo non mi è arrivata alcuna notizia e ho dato per scontato di non aver vinto. E a quel punto non sono stato più così fiducioso... Poi il 19 Dicembre, ancora una volta poco prima di andare a lavorare, squilla il cellulare, "numero sconosciuto" mi dico "vado di fretta cha faccio rispondo? Sarà il solito che ha sbagliato numero, ma si lo lascio squillare che faccio tardi, ...vabbè però ormai ce l'ho in mano, vabbè rispondiamo".
"Pronto?"
"E' l'ufficio external relations dell'Aermacchi", qui subito un sobbalzo, nel mio pessimismo penso "vuoi vedere che sono arrivato secondo o terzo? Che beffa..."
La signorina dell'Aermacchi "Lei è Mauro Petrolati?"
"Si"
"Allora sono lieta di comunicarle che lei è il vincitore del concorso "Dare un nome all'M-346.""
Incredulità, dico che non ci credo, penso persino ad uno scherzo ma chi poteva saperlo, non l'avevo detto a nessuno tranne che sul forum. La signorina fatica un pò a convincermi, mi dice il perchè ho vinto, dice che la mia spiegazione li ha colpiti davvero molto. Io chiedo ancora, "ma è sicura, non è possibile", lei non sa più che dire per convincermi e mi dice che purtroppo in quel momento non c'è il 346 in volo sul cielo del campo, altrimenti aprirebbe la finestra e mi farebbe sentire il rumore. Eh si ho proprio vinto io, darò il nome all'M-346 e inoltre ci volerò! Mi lascia un paio di numeri di riferimento per qualsiasi bisogno e mi dice che dovrò aspettare loro comunicazioni, si complimenta ancora e ci salutiamo. Chiudo il telefono e cominciò a saltare per la stanza, tanto a casa non c'era nessuno in quel momento, e ad esultare. Ho un sorriso colossale che da quel momento mi si stampa in faccia e non viene più via per un bel pò. Non posso credere che mi sia successa una cosa così bella. Dal giorno dopo comincerà una lunga e lenta attesa, che mi pare veramente al rallentatore fino a fine marzo quando l'Aermacchi si fa viva e mi dice che avrebbero programmato tutto per i giorni 7,8 ( giorno del volo ) e 9 aprile.
 
 
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(Foto di James Szabadics)
 
Conosce i nomi che sono stati proposti dal 2° e dal 3° premiato? Le sono piaciuti? Ha conosciuto gli altri due vincitori?

Il secondo e terzo classificato hanno anche loro proposto il nome "MASTER", da lì potete anche capire come ciò che ho scritto abbia veramente fatto la differenza. Vi dico anche che un 1% dei circa 4.000 partecipanti ha indicato quel nome, quindi circa una quarantina di persone, questo da ancora di più la misura di quanto mi ritenga fortunato.
Il secondo classificato è James Szabadics, dall'Australia, persona simpaticissima e preparatissima sull'aeronautica Italiana. Il terzo Giovanni Covella, Maresciallo dell Aeronautica Militare e crew chief sui Tornado a Piacenza. Ci siamo conosciuti la sera del 7 Aprile nell'albergo a Varese nella cena di benvenuto organizzata dal responsabile dell'ufficio external relations dell'Aermacchi, Giovanni Pasqua, e una sua collega. Davvero una bella serata, come del resto tutti i tre giorni premio, dove abbiamo fatto conoscenza l'uno dell'altro.
 
 
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(Foto di James Szabadics)
 
Come si è preparato al grande giorno? Ha dovuto seguire qualche particolare procedura di preparazione?

Nei mesi precedenti, nessuna particolare preparazione, solo lenta lentissima e spasmodica attesa. Il giorno del volo una visita medica, ma niente di complicato, con misurazione della pressione, battito cardiaco e il semplice riportare all'infermiera del centro medico dell'Aermacchi i problemi di salute avuti in passato.
C'è stato poi il briefing con il pilota del volo cioè il test pilot Quirino Bucci e Carlo Monti,altro test pilot che lo coaudiovava, il responsabile della telemetria, c'erano anche Covella e Szabadics. Una marea di cose da spiegarci, ma ovviamente particolare attenzione sulle procedure di emergenza anche se era ovvio che non sarebbe successo nulla. In particolare funzionamento del sedile eiettabile e della sua sicura di armamento e dell'impianto dell'ossigeno e azionamento dei due sistemi di riserva.
 
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(Foto di Mauro Petrolati)
 
Quali sono gli aspetti di questo aereo che l'hanno impressionata maggiormente?
L'accelerazione in decollo, davvero impressionante, mai provato nulla del genere. 
L'aspetto stesso del velivolo, più lo guardo e più mi piace.
La velocità di rollio, non chè possa fare paragoni con altri aerei militari purtroppo, però sembra davvero molto reattivo sull'asse di rollio.
In generale la potenza che si avverte chiaramente.
La velocità, Bucci l'ha spinto fino a Mach 0.93! Eravamo già a 5-600 all'ora e pensavo non ci fosse molta accelerazione residua e invece mi ha rispedito incollato al seggiolino eiettabile!
Poi ancora sicuramente la visibilità, che nel posto anteriore deve essere anche maggiore di quella già ottima che c'è dietro e il cockpit digitale con l'HUD che sovrasta il tutto.
 
 
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A destra Quirino Bucci, test pilot e Mauro Petrolati, il vincitore del concorso (Foto Alenia Aermacchi)

Cosa l'ha incuriosita di più nel volare sul "Master" e nel visitare gli stabilimenti di Alenia Aermacchi?

Il rumore, non quello dei  due motori che è veramente poco se comparato a quello che si sente fuori da osservatore, ma quello dell'aria che scorre sul tettuccio e le superfici del velivolo. E' veramente forte, nonostante ci sia il casco e le cuffie ad attenuarlo e più si va veloci e più aumenta.
Il sentirsi completamente liberi da vincoli di potenza del motore e l'agilità, si ha veramente l'impressione di poter volare liberamente, salire, scendere, virare rapidamente, tutte cose che sugli aerei "normali" che noi "comuni mortali" possiamo utilizzare, siano aerei di linea o da turismo, sembrano un pò legarci e limitarci.
Nella visita agli stabilimenti mi hanno incuriosito sicuramente le parti in costruzione per l'A-380 (e sono parti grandi!), e quelle per i prototipi del Boeing 787. Una nota curiosa, un macchinario per il taglio di alcune parti ha dimostrato di tagliare molto più rapidamente con un tipo di sabbia del deserto australiano, accorciando i tempi di taglio di svariati minuti, così uno dei responsabili ne va a prendere un pugno e la mostra a Szabadics, che viene proprio dall'Australia, singolare coincidenza.
 
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I vincitori del concorso con Carmelo Cosentino, AD di Aermacchi (Foto Alenia Aermacchi) 

Domanda finale: usi un aggettivo per descrivere questa giornata.

Sogno mi verrebbe da dire, ma un sogno è tale perché non è reale o non si realizza, purtroppo non esiste una parola unica per descrivere un sogno di una vita che diventa realtà. Straordinaria, fantastica, emozionante, tutti superlativi che si adattano ma non la catturano al 100%. Persino commovente potrei dire, non pensate che la sera di quel giorno, prima di andare a dormire e nei giorni successivi non mi siano venuti gli occhi lucidi, succede ancora oggi ed è passato un mese...
Desidero, alla fine, ringraziare ancora una volta l'Aermacchi tutta, senza la cui iniziativa non avrei mai potuto realizzare il mio sogno di una vita e segnatamente l'amministratore delegato Carmelo Cosentino, i test pilot Quirino Bucci, Carlo Monti e Matteo Maurizio, tutto il personale, dai vertici dell'Aermacchi fino ai singoli operai e segnatamente Giovanni Pasqua dell'ufficio external relations e le sue dipendenti Alessia Porreca e Laura Monza che mi hanno seguito passo dopo passo nei giorni antecedenti la mia partenza programmando tutto il necessario e poi nel giorno del volo e nel giorno successivo a Vigna di Valle.
Nonché salutare tutti i lettori de "ilVolo.it" e gli utenti del suo forum, ai quali spero di aver trasmesso efficacemente emozioni e sensazioni della mia indimenticabile esperienza.
 
 
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Mauro Petrolati riceve l'attestato (Foto Alenia Aermacchi)   
 
  
Note:
 
1 Non è la prima volta che viene indetto un concorso per stabilire un nome ad un velivolo di produzione nazionale. In precedenza, la stessa Aermacchi e l'Aeronautica Militare Italiana chiesero di trovare un nome al velivolo AMX. Il concorso purtroppo non fu reso pubblico e vi parteciparono molti "adetti ai lavori" e molti giornalisti che operano nel campo dell'informazione aerospaziale. Per la cronaca l'AMX venne chiamato ufficialmente Ghibli (il vento di scirocco che è presente nel deserto libico ) e il vincitore fu il giornalista Paolo Francois.

2 Il concorso JPATS fu una delle gare per la fornitura dui un nuovo velivolo da addestramento che soddisfasse il principio di unificare la dottrina di addestramento iniziale per tutti gli allievi dell'aviazione, della marina e dei Marines USA. Il concorso nacque dall'esigenza di trovare un velivolo che sostituisse il T-46 della Fairchild, che era il sostituto designato , ma che non superò le pesanti prove richieste dall'USAF.
IL concorso JPATS fu il primo concorso in cui vennero presentati numerosi modelli di velivolo non di progettazione americana , anche se le principali aziende statunitensi avevano firmato accordi con i produttori per "l'americanizzazione" del velivolo eventualmente scelto.
 
3 L'MB339 per il programma JPATS era designato MB339T ed era presentato dalla Lockeed, ma non fu il vincitore del concorso, piazzandosi solo al quarto posto della classifica.

  
Ringraziamo Mauro Petrolati per la disponibilità all'intervista e per averci fornito il prezioso materiale fotografico.
 
 
 
 
 



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