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Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ha sede a Milano nell’antico monastero di San Vittore al Corpo del XVI secolo, in zona centrale della città, occupato a suo tempo dai frati Olivetani, ma trasformato in epoca napoleonica in ospedale e più tardi in caserma.
L’idea di realizzare di un museo “della scienza” risale agli inizi del 1930 ma solo nel 1942, quando due personaggi cittadini illustri, Gudo Ucelli di Nemi ed Arnoldo Sacamini, costituirono la relativa Fondazione si iniziò a pensare alla sua collocazione.
Le tragiche vicende della guerra e i danni di un bombardamento nel 1943 non impedirono comunque ai promotori di completare la loro idea, nel 1947 riuscirono ad ottenere questa sede ed il 15 febbraio il Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi inaugurava il Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci”.
Nel 1964 entravano nel Museo due “pezzi” importanti: l’intera nave
scuola “Ebe” della Marina Militare italiana ed il Ponte di Comando con
sala passeggeri del transatlantico “Conte Biancamano”.
A proposito di “pezzi” ricordiamo il sommergibile S 506 “Enrico Toti”
che, donato dalla Marina Militare nel 2002, nel 2005 è stato esposto al
pubblico, dopo la sosta nel porto fluviale di Cremona dove era
ormeggiato prima di risolvere vari problemi fra i quali quelli del trasporto
“via terra” fino al Museo.
Con la efficace assistenza e collaborazione dell’Ufficio Stampa del
Museo, che non possiamo fare a meno di ringraziare, ci siamo recati a
visitare il Padiglione Aeronavale dopo qualche tempo di assenza, e
dobbiamo subito rilevare che abbiamo notato un “salto di qualità” più
che notevole rispetto al passato.
Un padiglione perfetto, luminoso, agibile in tutti i suoi settori che
ben dimostra l’accurato lavoro svolto in questi anni certamente con
passione e competenza, e ne diamo atto all’attuale curatore Marco
Iezzi.
Nello spazio adiacente il primo saluto ai visitatori, tre “pezzi da 90”:
l’F-86 “Sabre” della 6^ Aerobrigata, l’F-84 della 51^ ed il G-91 del 2°
Stormo. I più ricordano che quest’ultimo, risultato dell’ingegno del
progettista della Fiat Giuseppe Gabrielli, era stato definito
quando entrò in servizio quale “piccolo Sabre” dato che sembrava
somigliasse a quest’utlimo, ma vedendoli uno vicino all’altro non si può
non osservare quanto sia goffa sia pure possente la sagoma del primo e
quanto sia elegante, slanciata e filante quella del secondo.
Entriamo nel padiglione: al piano terra troviamo il settore navale, mentre per recarci
al settore aeronautico dobbiamo salire, e ci sembra giusto ed in
carattere col tema della mostra. All’ingresso una serie di vetrine sulla sinistra ci riporta alla 1^ e 2^
guerra mondiale, con reperti preziosi: cimeli degli aerei austriaci
abbattuti dal nostro Francesco Baracca, frammenti di altri aerei colpiti
dai nostri cacciatori, una divisa di un aviatore della Regia
Aeronautica, strumenti ed armi dei due periodi, un modello in legno
dell’idrovolante Pegna P6 con pattini al posto dei galleggianti ed elica
marina per farlo scivolare sulla superficie dell’acqua (avrebbe dovuto
partecipare alla Coppa Schneider di velocità per idrovolanti).
Gli aerei da ammirare: una replica del Bleriot XI appeso al soffitto del
padiglione insieme ad Farman biplano, il caccia Macchi Nieuport Ni 10,
un notissimo “turismo” d’epoca, il Breda 15 del 1929, l’interessante
Magni PN 3 ed infine uno splendido Macchi Mc 205 “Veltro” che solo al
vederlo esprime potenza e velocità, il “Vampire” con le insegne del
G.A.V. della 1^ Regione aerea, il minuscolo Ricci R 6 appeso al soffitto
(quasi ci sfuggiva), l’Ambrosini S7 e l’autogiro La Cerva C 30 con una
livrea che non può sfuggire. Quasi in un angolo la fusoliera del Campini
Caproni CC-1 invero in condizioni non brillanti (un suggerimento,
perché non “ricostruire” le parti mancanti in legno? Lo meriterebbe –
assomigliare all’originale cioè ad un aereo – dopo tutto è stato il
primo aereo a reazione italiano).
Ci si inoltra poi nella sezione “ala rotante”, dove una serie di
pannelli, disegni e modellini ricostruisce la storia dell’elicottero dal
progetto di Leonardo (l’elica si fa femina nell’aria),all’idea nel 1784
di Caunoy e Bienvenu, fino all’elicottero (primo a motore) di Enrico
Forlanini del 1871, del primo Sikorsky R4 del 1942 per concludere con un
fiammante A 109 della Guardia di Finanza.
Per i giovani – che affollano sempre il sistema – una riproduzione del
posto di pilotaggio di un elicottero con la possibilità di manovrare
comando di volo, pedaliera e passo ciclico ed osservare il risultato dei
vari movimenti.
Non dimentichiamo una interessante rassegna di motori aeronautici e di
eliche che salutano il visitatore al termine del percorso espositivo.
In complesso una mostra che vale la pena di visitare e che ci sentiamo
di raccomandare, anche perché una volta completata la visita
“aeronautica” il Museo è tutto da scoprire!
Articolo di Carlo d'Agostino
Foto: Alfonso d'Agostino per cortesia del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci"
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