Regolamento sui mezzi aerei a pilotaggio remoto, la montagna ha partorito un topolino?
Thursday 02 January 2014
Ospitiamo un'analisi, scritta da Carlo d'Agostino e Franco Bugada, in merito alla recente emanazione del regolamento ENAC sui mezzi a pilotaggio remoto.

Eccolo, l’abbiamo ora in mano il Regolamento ENAC del 16/12/2013. Entrerà in vigore dopo 60 giorni dalla pubblicazione sul sito ENAC e cioè il 16 febbraio 2014. Qualcuno s’aspettava di più e ora parla di un parto di un topolino, altri di una pantegana. In realtà era necessario  per limitare e inquadrare il volo dei “Mezzi aerei a pilotaggio remoto” comprendendo tutta la categoria dei DRONI e per conseguenza anche quella degli AEROMODELLI che vengono opportunamente differenziati
Alla “Sezione V – Aeromodelli” – ci sono gli articoli che li riguardano e che comporteranno certamente alcuni problemi per chi pratica questa attività a livello agonistico oltre che amatoriale e dilettantistico.
Dobbiamo sottolineare che all’art.1, comma 2 viene fatta una chiara distinzione: “Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto” e “Aeromodelli”. E ciò in attuazione dell’Art. 743 del Codice della Navigazione e relativamente alla sua applicazione.  Ottimo! Così è chiaro! Al comma 4 si afferma ulteriormente che gli aeromodelli NON sono considerati “aeromobili” ai fini del Codice della Navigazione in quanto di impiego solo ludico e sportivo.
 
 
 
Veniamo dunque alla Sezione V - Aeromodelli.
Troviamo ovvio che l’aeromodellista sia responsabile per le conseguenze di quello che manda per aria (Art.23 comma 1) mentre ci fa un po’ sorridere il fatto che debba “dare precedenza a tutti”. Su una pista vicino alle Prealpi  Lombarde si vedono volare spesso dei  falchetti e delle poiane. Spesso sono infastiditi dai modelli che, se radiocomandati, si cerca sempre di tenere lontano dai “rapaci” che si dimostrano tali attaccando spesso i modelli e sventrando ali e impennaggi.  Giusta quindi la dizione “mantenere la separazione da ostacoli e evitare collisioni in volo”. Ma chi salva l’aeromodello “cacciato?” Perdonateci, ma non è nostra intenzione fare alcuna polemica.
Al comma 2 c’è un accenno a “eventuali autorizzazioni”. Ormai da tempo è possibile usare anche in Italia la frequenza di 2,4 GHz.. Auguriamoci che nessuno si inventi un pezzo di carta con apposito timbro… La cosa ci farebbe "tremar le vene e i polsi". 
Il comma 3 indica quali sono i limiti che devono essere rispettati per l’attività aeromodellistica. Alla sezione III del Regolamento si parla con dovizia di particolari dei “Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto” (SAPR) di massa massima al decollo uguale o maggiore ai 25 kg. A voler essere pignoli ricordiamo che a scuola ci insegnavano che 1 Kg massa pesava 1 kg peso.  Il concetto di massa era collegato con la “K” maiuscola. Ma perchè parliamo di massa? Sono poi indicate le procedure di registrazione, permessi di volo ecc., e quant’altro. 
In base al comma 3 e al comma 4 della Sezione troviamo fra le righe che gli aeromodelli possono avere un peso inferiore a 25 kg oppure uguale o superiore a 25 kg. Nel primo caso ci sono opportune limitazioni della superficie alare, potenza della motorizzazione ecc.. Non c’è però alcuna limitazione di età del pilota. Nel secondo caso (i fatidici 25 kg e oltre) si impone una minima età al pilota: 18 anni!
Peccato che si possano far volare gli aeromodelli sotto i 25 kg solo con luce diurna perchè ricordiamo in passato dei voli al tramonto di indubbio effetto sul pubblico, a volte con dei fari che seguivano i modelli. Per la verità erano anche dotati di illuminazione a bordo, estremamente suggestivi ed erano in Volo Vincolato Circolare. Recentemente  ci sono state manifestazioni di radiocomandati “in notturna” di grande successo e spettacolarità.
Dove vediamo qualche problema è sulle distanze da aeroporti o altre strutture anche virtuali esistenti. Il regolamento concede l’attività di volo degli aeromodelli in: “Aree non popolate, opportunamente selezionate dall’aeromodellista, di raggio massimo 200 m e di altezza non superiore a 70 m… fuori dalla ATZ….ad almeno 8 km dal perimetro di un aeroporto e dai relativi sentieri di avvicinamento/decollo”. Devono inoltre essere rispettate le regole dell’aria, inclusa la “see and avoid”( Il classico “guarda ed evita”).
Qui il guaio maggiore è che nessuno saprà mai a quale distanza si trova il modello specie rispetto ai sentieri di avvicinamento e decollo che sono puramente virtuali e di difficile valutazione. Quest’ultimo punto va considerato con attenzione da parte di tutti coloro che utilizzano il loro campo di volo perché i sentieri di avvicinamento agli aeroporti  sono definiti come “spazio limitato e definito da due semirette divergenti da un punto di origine, dell’ampiezza di pochissimi gradi, la cui dimensione aumenta con la distanza dall’origine”, quindi una specie di angolo che parte stretto da un punto ma può ampliarsi a diversi chilometri.
Interessante notare che l’aeromodellista in possesso di “Abilitazione al pilotaggio di aeromodelli radiocomandati rilasciata da scuola certificata dell’Aero Club d’Italia” possa spingere il suo modello entro una bolla avente 150 m di altezza e 300 m di raggio (Art.23 comma 3). Per gli “altri”, anche aeromodellisti  ma senza la citata “abilitazione”, la bolla risulterebbe di 70 m di altezza e raggio 200 m. La domanda è la solita: chi e con quale strumento viene misurata ?  E la estendiamo:  come scoprire se si è fuori o dentro un’ATZ, quanti sono i km di distanza dai sentieri di avvicinamento e decollo agli aeroporti?... Speriamo che qualche organizzazione opportunamente incaricata  “certifichi” i campi di volo aeromodellistici esistenti.
L’art 23 comma 4 è dedicato agli “aeromodelli” che pesano più di 25 kg.  Sorge un dubbio dovuto all’appellativo. Andiamo allora alla Sezione III dove si parla di SAPR con peso maggiore di 25 kg e leggiamo che il limite dei 25 kg impone certificazioni e verifiche. Tutto giusto ci pare, salvo il termine “aeromodelli” che era meglio non usare in questo caso specifico, ma forse ci si riferisce a SAPR oltre 25 kg aventi scopo ludico o sperimentale. A noi pare che la causa sia ancora l’esistenza di quei “convitati di pietra” che sono i droni, magari dotati di cineprese, Tv e fotocamere. Ma, non era meglio parlare di “aeromobili”. Comunque il peccato ci pare veniale dato il  contesto.
Risulta invece mancante un articolo in cui si dica esplicitamente che gli aeromodelli in Volo Vincolato Circolare non rientrano ovviamente nella casistica generale della Sezione V. Qualcuno aveva proposto un peso massimo di 5 o 10 kg e una prova di trazione sui cavi pari a 10 volte il peso come si faceva un tempo. sugli aeromodelli  U-Control. Forse è ovvio non considerarli dato che essendo vincolati alla manopola del pilota che sta al suolo non potranno mai pensare a “bolle di volo” diciamo di oltre 25 m di raggio e 25 m di altezza. Ma esiste un problema di sicurezza che va onorato di una normativa.
Inoltre l’attività aeromodellistica con aeromodelli con peso al decollo maggiore di 25 kg o con sistema di propulsione che non rientra nei limiti stabiliti dal regolamento è consentita solo ad aeromodellisti dai 18 anni in sù, svolta sempre in ore diurne e ad un’altezza massima libera purché consenta il contatto visivo con il modello da parte del pilota, in apposite aree istituite dall’ENAC.
Interessante il comma 6 che indica che solo le “manifestazioni aeromodellistiche e l’esercizio degli aeromodelli nel corso delle stesse” devono essere effettuati in ottemperanza alle disposizioni emesse dall’Aero Club d’Italia. Quindi sembrerebbe  che le gare vengano escluse. Il comma 8 renderà felici molti aeromodellisti, gli “indoor” non rientrano nelle previsioni del regolamento, ci sarà un futuro roseo per questa benemerita categoria? 
Ora non ci resta che attendere gli auspicabili chiarimenti.
 
 
 
 

Articolo di Carlo d'Agostino e Franco Bugada

 
 
 
 
 



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