Al via la X-Alps 2015, mille chilometri a piedi ed in parapendio lungo le Alpi
Tuesday 16 June 2015
"O voli, o cammini." E' questa la sintesi della Red Bull X-Alps, evento biennale giunto quest'anno alla settima edizione. Oltre 1000 chilometri attraverso sei paesi, tra le montagne più alte d'Europa, dalla storica Salisburgo in Austria fino al Principato di Monaco. Chilometri da consumare volando in parapendio od arrancando a piedi quando non si trovano le condizioni favorevoli per librarsi in cielo sfruttando le forze della natura per volare. 
Volare appesi sotto un'ala di tela, chiusi nel bozzolo dell'imbrago, la sella sotto la quale scorrono valli e montagne, sfilano boschi e rocce. Oppure camminare lungo le vallate, arrampicandosi per i sentieri e le pareti rocciose, per vie ferrate, attraverso ghiacciai, cercando uno spazio propizio per spiccare un nuovo volo e poi sfruttare le correnti ascensionali, guadagnare quota e la possibilità di andare avanti lungo l'arco alpino, tra scenari spettacolari e mozzafiato, verso le spiagge del Mediterraneo. Hiking e parapendio, abilità dei pilota nel manovrare l'ala e resistenza d'atleta alla fatica. 
Il prossimo 5 luglio, quando la piazza dedicata a Wolfgang Amadeus Mozart vedrà scattare i concorrenti alla straordinaria maratona di volo e di gambe, i 33 piloti pronti ad affrontare i cieli alpini in rappresentanza di 18 paesi, due sole donne, la tedesca Yvonne Dathe e l'americana Dawn Westrum, spereranno di volare molto e camminare poco, il meno possibile. 
Lo spera Aaron Durogati, ventinovenne di Merano, 29 anni, professionista del parapendio e figlio d'arte, unico italiano a volare o marciare insieme al resto della truppa internazionale. 
 
 
 
Il suo debutto è stato nel 2013, con arrivo al settimo posto: un'ottima prova, visto che i numeri delle precedenti X-Alps dicono che appena il 12 per cento dei piloti arriva a meta. 
Lo svizzero Christian Maurer, detto Chrigel, di Red Bull ne ha già vinte tre. Nell'ultima ce la fece in 7 giorni meno una ventina di minuti, sarà lui l'uomo da battere in questa edizione. 
Anche gli assistenti, uno per ciascun pilota, sperano che il volo avrà la meglio sulle camminate: ad essi con il compito di seguire via terra le peripezie del compagno di squadra, rifornirlo, consigliarlo, incoraggiarlo. Necessaria per entrambi molta esperienza di volo e d'alpinismo, perché alla X-Alps non può andarci chiunque sappia usare un parapendio, ma serve la giusta preparazione per entrare nei ranghi insieme a gente altamente qualificata. I
l supporter di Aaron Durogati si chiama Ondrej Prochazka, Repubblica Ceca, ottimo pilota di cross ed acrobazia, già suo compagno nel 2013. Insieme hanno studiato il percorso per elaborare un piano di volo efficace, perché anche la tattica ha grande importanza. L'itinerario del 2015 pare sia più difficile delle scorse edizioni a partire dai 1038 km, solo una manciata in più rispetto al 2013. Il percorso è contrassegnato da precisi punti di svolta, una decina di "boe aeree", per così dire, o cancelli terrestri. Le une sono da aggirare in volo, gli altri da attraversare a piedi. Obbligatoriamente. Il primo è sul monte Gaisberg, 1287 metri sopra Salisburgo, a cinque chilometri dal via. Ci si arriva lavorando di scarpe e poi via per il cielo. Seguono il ghiacciaio Dachstein, altezza 2995 ed il Kampenwand montagna di 1669 metri evidenziata da una croce alta dodici, vicino al Chiemsee, terzo lago della Germania, detto anche "mare bavarese", nel cuore delle montagne di quella regione. Poi giù verso sud-ovest a passare lo Zugspitz al confine con l'Austria, 2962 metri, la più alta montagna tedesca. Ancora a sud e si entra in Italia per raggiungere Cima Tosa, quota 3173, torre rocciosa delle Dolomiti del Brenta. Le vallate ampie e profonde del tratto italiano potrebbero riservare sorprese. Infatti, nel volo libero, cioè il volo in parapendio e deltaplano senza motore, uno degli ostacoli da superare è quello degli attraversamenti di valli e pianure dove il pilota non trova le condizioni favorevoli dei pendii montani per reggersi in aria. Nel caso della Red Bull significa che, se obbligato ad atterrare, dovrà arrampicarsi a lungo prima di scovare un pendio adatto al decollo e proseguire la gara. Secondo le precedenti esperienze, un momento difficile è in agguato in corrispondenza della sesta "boa" in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, il Piz Corvatsch che si innalza fino a 3451 metri nel massiccio del Bernina. Siamo nei pressi di St. Moritz, quasi a mezza strada, 540 chilometri prima di vedere il mare, ma i piloti hanno ancora da lasciarsi alle spalle il Matterhorn, cioè il nostro Cervino, che svetta a 4478 metri, e poi il Monte Bianco, massima cima d'Europa, 4810 metri, da passare sul versante francese. Nel caso delle "boe aeree" basta entrare in cilindri virtuali, come quello del Cervino, raggio 5,5 km, centro sulla vetta, sviluppo da terra all'infinito. Pertanto non è obbligatorio scavalcare le montagne nel punto più alto, però la quota aiuta il volo ed è sinonimo di sicurezza, nonostante molti possano credere il contrario.
I cancelli a terra, invece, bisogna traguardarli a piedi, camminando anche per pochi metri. Atterraggio in prossimità del punto prefissato, attraversamento, firma della lavagna e ripartenza in volo.
"Camminare poco e volare tanto, perché i modelli più avanzati di parapendio viaggiano a quasi 70 km/h, perché le lancette dell'orologio girano implacabili e gli altri non stanno ad aspettare." Spiega una nota. 
Dal Bianco si scende verso Annecy, comune di 52 mila abitanti nell'alta Savoia, sulla sponda settentrionale dell'omonimo lago, storica culla del parapendio, dove è obbligatorio attraversare un traguardo posto sul decollo del sito di volo di Planfait. Poi l'ultimo tratto, circa 250 km con rotta meridionale, fino alle Alpi Marittime e Peille, piccolo paese arroccato alle spalle della Costa Azzurra, dove il tempo ufficiale si ferma. Mancano solo due chilometri all'atterraggio, più giusto chiamarlo ammaraggio, su una zattera galleggiante nella baia del piccolo principato. Ultimo giorno utile per tuffarsi in mare il 17 luglio. 
Per monitorare la gara, per esempio per verificare il corretto aggiramento dei punti di svolta, l'organizzazione fornisce ai piloti uno strumento integrato, GPS più live tracking, cioè un dispositivo che permette di conoscere in ogni momento la posizione dei volatori e registrare una traccia dei loro percorsi. Grazie a tanta tecnologia, chiunque può seguire la Red Bull X-Alps dal proprio computer. Aumenta anche la sicurezza: se un pilota ha bisogno d'aiuto, la base sa dove trovarlo. 
Si vola e si cammina con l'attrezzatura in spalla, regola severa, ma non l'unica. Niente passaggi su mezzi motorizzati e assolutamente vietato usare gallerie per abbreviare il percorso, farsi aiutare in fase di decollo, volare dalle 21 alle 6 del mattino, proseguire a piedi dalle 22,30 alle 5. E' permesso ad ogni atleta sottrarsi all'obbligo di sosta notturna una sola volta e solo per proseguire a piedi, ma tre piloti lo potranno fare due volte. 
Infatti, il 2 luglio, tre giorni prima del via, attorno a Fuschl am See, piccolo comune di un migliaio e mezzo d'abitanti ad ovest di Salisburgo nell'area chiamata Salzkammergut, a cavallo tra Alta Austria, il Salisburghese e la Stiria, i partecipanti si sfideranno in un prologo alla Red Bull X-Alps. Dovranno volare e camminare in un contesto contrassegnato da laghi, aree pianeggianti, montagne di moderata altezza e tornare a Fuschl am See (dove ha sede lo sponsor Red Bull). I primi tre guadagneranno cinque minuti di vantaggio alla partenza, oltre che un secondo permesso per camminare di notte. 
 
 
 

Redattore: Carlo Dedoni

Fonte della notizia: Ufficio Stampa FIVL 

 
 
 



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