ISTAT: nel 2015 cresce il traffico aereo e l'utilizzo di vettori stranieri
Monday 13 February 2017
Secondo dati recentemente comunicati dall’ISTAT, nel 2015 si è consolidata la crescita del traffico aereo da e verso gli scali nazionali, confermando le tendenze espansive registrate nell'anno precedente. I passeggeri aumentano del 4,4%, le merci e la posta del 3,1%, i movimenti commerciali di aeromobili dello 0,6%.
L'incremento dei passeggeri riguarda solo i voli di linea e, in particolare, i voli internazionali che crescono in misura più intensa (7,7%) rispetto ai voli nazionali (1,8%). I passeggeri dei voli charter diminuiscono invece in modo significativo, con un calo del traffico sia nazionale (-28,3%) sia internazionale (-20,7%). Gli aeroporti che registrano i maggiori aumenti di passeggeri rispetto all'anno precedente sono Bergamo (1,6 milioni in più), Roma Ciampino (813 mila in più), Perugia (76 mila passeggeri in più), quelli con i cali più consistenti sono invece Rimini (310 mila in meno) e Cuneo (109 mila in meno). Continua a diminuire l'utilizzo dei vettori nazionali da parte dei passeggeri arrivati e partiti negli aeroporti italiani.

 
 
Nel 2015, il traffico dei passeggeri in Europa è aumentato del 4,8% rispetto al 2014. I paesi che nel 2015 presentano il maggior traffico in termini assoluti sono Regno Unito con circa 232 milioni di passeggeri (+12,2 milioni rispetto all’anno precedente), Germania con più di 194 milioni (+7,4 milioni rispetto all’anno precedente), Spagna con 175 milioni (+9,3 milioni rispetto all’anno precedente) e Francia con circa 142 milioni, ma con una diminuzione di 927 mila passeggeri; l’Italia si colloca al quinto posto nella classifica europea, con poco più di 128 milioni di passeggeri (+6,1 milioni rispetto al 2014). Complessivamente nel 2015 questi cinque paesi rappresentano circa il 62,9% delle destinazioni europee. Considerando l’andamento registrato tra il 2014 e il 2015 i maggiori incrementi riguardano Polonia (+12,6%), Irlanda (+12,5%) e Portogallo (+10,5), mentre si registra una forte riduzione per Danimarca (-5,9%) e Francia (-0,7%).
 
 

Articolo di Gianfranco Nitti

 

 
 



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